Ci sono due
tipi di intrattenimento che convogliano tutto il loro essere
nell'assurda convinzione del preconcetto. Per entrambi la commedia è
il loro terreno fertile. Il primo è il più classico dei modi di
fare cinema, l'umorismo sottile, quello che alcuni erroneamente
chiamano “all'inglese”, ma che aiuta le labbra a storcersi
in genuini sorrisi. Il secondo invece è quel tema che i produttori,
soprattutto americani, inseguono, portati dal trash italiano di
Pierino o dalle esplosioni di madame francesi che mostravano
gratuitamente il loro corpo, al servizio del capitombolo
dell'imbranato protagonista.
Proprio in
questa seconda trance della commedia sexy rientra Waht's Your
Number?, per il quale anche
il critico più affermato prova difficoltà a trovarle una ragion
d'essere. Il sistema adottato è semplice: lei è la “classica”
troietta disoccupata (così almeno la protagonista si definisce con
agitato orgoglio) che arrivata al suo diciannovesimo
incontro notturno si
trova a dover assimilare la notizia che una donna può arrivare
massimo a venti, prima di rischiare la zitellaggine. Il panico
serpeggia nella sua mente quando si trova a letto, con l'ultimo uomo
a sua disposizione.
Decide allora, supportata da idee che solo le dodicenni davanti ad un numero di Cioè possono avere, di rincorrere tutti i suoi ex per trovare finalmente marito e non sforare nei ventuno. L'aiuterà il vicino, lo stallone di turno, perennemente in costume adamitico. Non sapendo come affiancare l'apollo Chris Evans (Captain America: The First Avenger) alla frustrata disoccupata, il regista Mark Mylod (Ali G Indahouse) ha optato per una trovata probabilmente ragionata tra i cinque e i venti secondi.
Decide allora, supportata da idee che solo le dodicenni davanti ad un numero di Cioè possono avere, di rincorrere tutti i suoi ex per trovare finalmente marito e non sforare nei ventuno. L'aiuterà il vicino, lo stallone di turno, perennemente in costume adamitico. Non sapendo come affiancare l'apollo Chris Evans (Captain America: The First Avenger) alla frustrata disoccupata, il regista Mark Mylod (Ali G Indahouse) ha optato per una trovata probabilmente ragionata tra i cinque e i venti secondi.
L'altalenante
Anna Faris
(The House Bunny), che
ancora non capiamo se sia simpatica ma bruttina per le sue labbra
perennemente ritratte e bagnate e il suo accennato slapstick
o se sia bella ma antipatica per la gratuita mostra che fa del suo
corpo tonico e il suo ritrito modus da commedia, si butta in questo
obrobrio senza capo né coda.
L'innamoramento,
il lieto fine, il marito agognato, sono palesi, ma anche se scontati
ci dovrebbe essere comunque spazio per virtuosismi registici, battute
frizzanti, ritmi incessanti. Il mistero dopotutto non si addice alla
commedia. Il regista però, insieme a Gabrielle
Allen e Jennifer Crittenden qui
sceneggiatrici, si dimentica tutto o quasi, portando la sua blanda
idea iniziale come unico baluardo prima della noia.
Si
prova ad inserire il matrimonio della sorella per aumentare gli
ambienti dediti all'humor, ma anche questa soluzione risulta scialba
e la pellicola non solo non decolla mai, ma instaura un rapporto con
il pubblico che varia tra la rabbia intellettuale e la depressione
metafisica.
Seguire
le orme di Friends With Beneftis
o Virgin Territory
non è mai un bene, se poi ci si trova di fronte ad un prodotto
addirittura inferiore, allora non si può fare altro che girare lo
sguardo alla locandina accanto e provare a rilassarsi con altri
generi o altri clichè.
Dire
che il titolo italiano Sex List,
forse per la prima volta nella Nostra storia, rende pù giustizia di
quello originale, allora la frittata è bella che fatta.
Voto: 4.5/10
Andrea Bandolin

Nessun commento:
Posta un commento