martedì 10 gennaio 2012

Immortals


Come accaduto per Melancholia e Girl with a Pearl Earring, il dipinto in movimento risulta essere una scelta stilistica appagante, a tratti spettacolare. A volte però, questa scelta diventa un limite, un trick of trade, che rimane fine a se stesso.
Tarsem Singh, o semplicemente Tarsem, è un pubblicitario, prestato con successo al videoclip (Losing my religion), approdato poi al grande schermo; prima con l'onirico thriller The cell, poi con l'allegorico The fall, giungendo al trecentesco Immortals, ovviamente proposto in 3D.
È proprio Immortals a descrivere Tarsem. Un illusionista, si può dire, che pesca dall'epico (come nel banale Clash of the Titans), lo traspone (Baz Luhrmann con William Shakespeare's Romeo+Juliet) e lo alimenta con qualità visive invidiabili, che viaggiano indietro nel tempo fino a Caravaggio, David e Correggio.
Teseo, modello dalla bella faccia, vuole uccidere l'assassino della madre, Re Iperione, yankee sanguinario il cui obbiettivo è liberare i Titani (scimmioni infarinati che ricordano il videoclip Love lockdown). Gli dei, effeminati e dorati, stanno a guardare da lassù, lasciando il tutto ad un inspiegabile libero arbitrio, proprio del Dio cristiano, ma lontano dalle intromissioni alla Beautiful delle divinità antiche.
Tarsem come detto è un illusionista, un grande illusionista, incentra tutto sull'apparente, usa sfavillanti trucchi, chiamati a coprire una pochezza contenutistica inferiore persino a 300, da cui prende la forma.
Degna di nota però è la triplice lotta finale: gli Elleni contro gli “Uruk-hai” di Iperione nel tunnel termopiliano, il modello (futuro Superman) versus lo yankee in salsa muay-thai, e gli dei chiamati a distruggere i Titani (entrambi con un revisionato elmo simile a The Gladiator) in uno scontro a rallenty che ricorda stranamente più gli artigli de Legends of the Guardians: The Owls of Ga'Hoole che le battaglie eroiche degli Spartani.
Il film ha contorni troppo delineati (sia il 1200 a.C., sia il volto degli attori, sia i luoghi), poco epici, e quindi non ha la forza necessaria per arrivare a quel livello di culto che quattro anni fa ottenne Zack Snyder, con quella pellicola tamarra, ma incisiva, che ancora oggi viene presa d'esempio.

Voto: 5.5/10

Andrea Bandolin     

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