Come
accaduto per Melancholia e Girl with a
Pearl Earring, il dipinto in movimento risulta essere una
scelta stilistica appagante, a tratti spettacolare. A volte però,
questa scelta diventa un limite, un trick of trade, che rimane
fine a se stesso.
Tarsem
Singh, o semplicemente Tarsem, è un pubblicitario, prestato con
successo al videoclip (Losing my religion), approdato
poi al grande schermo; prima con l'onirico thriller The cell,
poi con l'allegorico The fall, giungendo al trecentesco
Immortals, ovviamente proposto in 3D.
È
proprio Immortals a descrivere Tarsem. Un illusionista, si può
dire, che pesca dall'epico (come nel banale Clash of the
Titans), lo traspone (Baz Luhrmann con William
Shakespeare's Romeo+Juliet) e lo alimenta con qualità visive
invidiabili, che viaggiano indietro nel tempo fino a Caravaggio,
David e Correggio.
Teseo,
modello dalla bella faccia, vuole uccidere l'assassino della madre,
Re Iperione, yankee sanguinario il cui obbiettivo è liberare
i Titani (scimmioni infarinati che ricordano il videoclip Love
lockdown). Gli dei, effeminati e dorati, stanno a guardare da
lassù, lasciando il tutto ad un inspiegabile libero arbitrio,
proprio del Dio cristiano, ma lontano dalle intromissioni alla
Beautiful delle divinità antiche.
Tarsem
come detto è un illusionista, un grande illusionista, incentra tutto
sull'apparente, usa sfavillanti trucchi, chiamati a coprire una
pochezza contenutistica inferiore persino a 300, da
cui prende la forma.
Degna
di nota però è la triplice lotta finale: gli Elleni contro gli
“Uruk-hai” di Iperione nel tunnel termopiliano, il modello
(futuro Superman) versus lo yankee in salsa muay-thai,
e gli dei chiamati a distruggere i Titani (entrambi con un
revisionato elmo simile a The Gladiator) in uno scontro
a rallenty che ricorda stranamente più gli artigli de Legends
of the Guardians: The Owls of Ga'Hoole che le battaglie
eroiche degli Spartani.
Il
film ha contorni troppo delineati (sia il 1200 a.C., sia il volto
degli attori, sia i luoghi), poco epici, e quindi non ha la forza
necessaria per arrivare a quel livello di culto che
quattro anni fa ottenne Zack Snyder, con quella pellicola
tamarra, ma incisiva, che ancora oggi viene presa d'esempio.
Voto: 5.5/10
Andrea Bandolin

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