C'è un cielo sereno; a volte si guarda in alto e si
gode del pennello che presenta nuvole filate e un azzurro limpido.
Poi, d'un tratto, le tinte di questa volta celeste scompaiono,
diventano trasparenti e l'occhio vola oltre, scoprendo un mondo che
esiste solo nelle pagine di fantascienza. Questo é Super 8.
1979: cinque amici e una ragazza, girano un film
di zombie in super 8 millimetri, per partecipare ad un concorso
per giovani talenti. La cinepresa riprende fortuitamente un incidente
ferroviario, catapultando i ragazzi in una realtà dai contorni
cinematografici e dall'evoluzione incerta e fantastica. Evoluzione in
cui si palesa l'Esercito, tentando di fermare un mostro
alieno che uccide e distrugge, ma solo per paura. I ragazzi
percorrono la strada parallela, finendo regolarmente per incastrarsi
nella vicenda. In tutto questo, un amore adolescenziale, due padri
vedovi che si odiano e che mettono il loro rancore nella cotta dei
propri figli e un citazionismo sempre presente e pressante.
J.J. Abrams ama giocare con il produttore
Spielberg, servendogli un suo personalissimo omaggio, fatto di
Stand by me e anche di
E.T., dove quel
basso filone del ragazzino di periferia incrocia le tremende
avventure di un alieno che vuole scappare dalla barbarie dell'uomo e
tornarsene a casa. Il prodotto sembra essere un documentario, più
che un film, che istruisce il fruitore ad una visione del passato.
C'è tutto: I Goonies,
del J.J. Abrams ragazzino, Explorers,
nel contatto con il mostro impaurito, persino la serie tv Felicity,
nei drammucci familiari, e ovviamente lo stesso Super 8,
per il quale il regista riserva uno spazio nella pellicola stessa;
non solo nel girato del ragazzino, ma anche nella lotta tra esercito
e mostro, che riporta indietro fino ai primi lungometraggi in super 8
millimetri.
Proprio dove questa roboante sovraesposizione delle
passioni, delle citazioni e dei percorsi passati, fa amare lo
schermo, là dove il film dell'adolescente cerca di fondersi con
l'evolversi della scena reale, l'incontro fa trapelare dei tratti
incrinati.
Alcune scene, mostrate
come sunto del film, sembrano non incontrare riscontro alcuno,
perdendosi nei meandri dei pensieri di J.J. Abrams che forse mette
tropa carne al fuoco. Il girato in super 8 (che da il titolo alla
pellicola) non sembra importare molto nelle vicende future, ma si
ferma relegato ad incipit per presentare l'incidente ferroviario.
Le idee visive sono chiare, concrete e segnano un
passaggio di consegna tra Spielberg e Abrams; il montaggio cadenza un
ritmo dedicato alle emozioni, coadiuvato dalla fotografia e dalle
musiche, facendoci innamorare dei due protagonisti; mentre infine la
sceneggiatura sposta l'attenzione troppe volte su questioni
altrettanto differenti e disturba, anche se poco, la spettacolarità
delle esperienze fantascientifiche fatte dai ragazzini.
Nonostante ci si chieda quale sia il motivo di un titolo
così chiaro e poco trasposto, la pellicola dona un senso di
affezione verso il mondo adolescente e ci riporta ai nostri
ricordi e ai nostri drammi, lasciandoci in un mondo che al cielo ci
fa guardare, oltre, verso l'infinito, con gli occhi ingenui di chi
non sa.
Voto: 6.5/10
Andrea Bandolin

Nessun commento:
Posta un commento