martedì 10 gennaio 2012

Super 8


C'è un cielo sereno; a volte si guarda in alto e si gode del pennello che presenta nuvole filate e un azzurro limpido. Poi, d'un tratto, le tinte di questa volta celeste scompaiono, diventano trasparenti e l'occhio vola oltre, scoprendo un mondo che esiste solo nelle pagine di fantascienza. Questo é Super 8.
1979: cinque amici e una ragazza, girano un film di zombie in super 8 millimetri, per partecipare ad un concorso per giovani talenti. La cinepresa riprende fortuitamente un incidente ferroviario, catapultando i ragazzi in una realtà dai contorni cinematografici e dall'evoluzione incerta e fantastica. Evoluzione in cui si palesa l'Esercito, tentando di fermare un mostro alieno che uccide e distrugge, ma solo per paura. I ragazzi percorrono la strada parallela, finendo regolarmente per incastrarsi nella vicenda. In tutto questo, un amore adolescenziale, due padri vedovi che si odiano e che mettono il loro rancore nella cotta dei propri figli e un citazionismo sempre presente e pressante.
J.J. Abrams ama giocare con il produttore Spielberg, servendogli un suo personalissimo omaggio, fatto di Stand by me e anche di E.T., dove quel basso filone del ragazzino di periferia incrocia le tremende avventure di un alieno che vuole scappare dalla barbarie dell'uomo e tornarsene a casa. Il prodotto sembra essere un documentario, più che un film, che istruisce il fruitore ad una visione del passato. C'è tutto: I Goonies, del J.J. Abrams ragazzino, Explorers, nel contatto con il mostro impaurito, persino la serie tv Felicity, nei drammucci familiari, e ovviamente lo stesso Super 8, per il quale il regista riserva uno spazio nella pellicola stessa; non solo nel girato del ragazzino, ma anche nella lotta tra esercito e mostro, che riporta indietro fino ai primi lungometraggi in super 8 millimetri.
Proprio dove questa roboante sovraesposizione delle passioni, delle citazioni e dei percorsi passati, fa amare lo schermo, là dove il film dell'adolescente cerca di fondersi con l'evolversi della scena reale, l'incontro fa trapelare dei tratti incrinati.
Alcune scene, mostrate come sunto del film, sembrano non incontrare riscontro alcuno, perdendosi nei meandri dei pensieri di J.J. Abrams che forse mette tropa carne al fuoco. Il girato in super 8 (che da il titolo alla pellicola) non sembra importare molto nelle vicende future, ma si ferma relegato ad incipit per presentare l'incidente ferroviario.
Le idee visive sono chiare, concrete e segnano un passaggio di consegna tra Spielberg e Abrams; il montaggio cadenza un ritmo dedicato alle emozioni, coadiuvato dalla fotografia e dalle musiche, facendoci innamorare dei due protagonisti; mentre infine la sceneggiatura sposta l'attenzione troppe volte su questioni altrettanto differenti e disturba, anche se poco, la spettacolarità delle esperienze fantascientifiche fatte dai ragazzini.
Nonostante ci si chieda quale sia il motivo di un titolo così chiaro e poco trasposto, la pellicola dona un senso di affezione verso il mondo adolescente e ci riporta ai nostri ricordi e ai nostri drammi, lasciandoci in un mondo che al cielo ci fa guardare, oltre, verso l'infinito, con gli occhi ingenui di chi non sa.

Voto: 6.5/10

Andrea Bandolin

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