martedì 10 gennaio 2012

Hugo Cabret (Anteprima)


Scorsese, il professore (come amano chiamarlo i suoi compagni di avventure), possiede una fervente passione per la settima arte, si evince, e la sa trasmettere a chi lo circonda. All'epoca in cui girava The Departed con Leonardo di Caprio, l'attore (spiega) sfinito tornava a casa con sacche piene zeppe di dvd che il regista, ansioso di trasmettere conoscenza e trasporto, si premuniva di prestargli.
Da sempre, il newyorkese dalle folte sopracciglia, sognava di inserire la sua passione nei meccanismi di un film, ma fino ad ora le occasioni rimanevano a livello liminare. Con Hugo Cabret, tratto dal libro illustrato di Brian Selznick The invention of Hugo Cabret, finalmente può sfogare questo grande desiderio.
La trama è semplice e di stampo apparentemente fanciullesco: l'orfanello Hugo/Asa Butterfield (The Boy in the Striped Pyjamas) alla morte del padre orologiaio/Jude Law (SherlockHolmes: A Game of Shadows) è costretto a vivere nella stazione ferroviaria di Parigi, a cavallo degli anni '30, scappando da un controllore/Sacha Baron Cohen (Sweeney Todd – The Demon Barber of Fleet Street) e rintanandosi tra giganteschi ingranaggi ticchettanti. L'incontro con Isabelle/Chloe Moretz (Kick-ass), anch'essa orfana, e con un perfettamente caricaturato George Melies/Ben Kingsley (Gandhi), padrone di un negozio di giocattoli, permette ad Hugo di scoprire l'utilizzo di un piccolo robot. Il protagonista si ritaglia così un esclusivo e speciale rapporto con il padre defunto, attraverso i disegni confezionati dall'automa.
Anche se di primo acchito questa pellicola punta ad un target prettamente giovane, allontanando Scorsese dal precedente thriller Shutter Island, manifesta un'anima strettamente legata alla passione cinematografica del regista, attraversando in 125 minuti, carichi di esaltativa esposizione di colori, tutta la storia degli effetti speciali e finendo per coprire un pubblico ben più ampio.
Infatti già dal trailer è palese quanto la pellicola sia permeata da un amore incontrastato per la settima arte (la presenza di George Melies ne è l'affermazione); amore che induce Scorsese ad impostare una scena simile a L'arivee d'un train en la gare de la Ciotat e forse, grazie al 3D, si potrà assistere ad un fuggi fuggi generale dalle sale dei multiplex (portando il ricordo alla prima proiezione dei Lumiere).

Lo stesso Scorsese, in un'intervista, spiega l'origine personale del suo film:
"Quando il produttore Graham King mi ha proposto di girare un film su Hugo Cabret, ne ho parlato con la mia figlia ed i suoi amici, che in coro mi hanno chiesto: 'Sarà in 3D, vero?' Ho sentito che era il momento di lanciarmi in questa avventura. Dopo Shutter Island mi piaceva anche l'idea di fare finalmente un film che mia figlia Francesca potesse vedere, e soprattutto avevo voglia di lavorare con dei bambini come protagonisti".

Il regista già in precedenza aveva tentato di approntare una storia dagli intenti edificanti, nel lontano 1974, con Alice Doesn't Live Here Anymore, anche se con risultati poco adatti ai più piccoli; in questa occasione, accompagnato dalla sempre fedele Thelma Schoonmaker al montaggio e dal ripescato John Logan (Aviator) alla sceneggiatura, imbastisce non solo una favola intrisa di didatticismo e di melensaggine (così riportato da alcune testate), ma un omaggio sacrosanto alla sua passione, intrecciando momenti di puro godimento per il cinefilo esigente.
Si aggiunge, per affiancare il viaggio nel cinema pioneristico, uno sguardo intenso sul presente, confezionato in un'efficace versione 3D, con il quale Scorsese gioca divertito senza però dimenticarsi narrazione e ritmo, esplodendo nel più vero e diretto utilizzo della terza dimensione.
Se poi le statistiche possono dire la loro, negli ultimi cinque anni già due film premiati al National Board of Review (organizzazione non profit di New York dedicata al cinema) hanno vinto l'Oscar come miglior film e Hugo Cabret, battendo in questa sede calibri da novanta come The Ides of March di Clooney, J. Edgar di Eastwood e Tree of Life di Malick, si candida con prepotenza alla statuetta più ambita.
Il 3 febbraio 2012 lasciamoci dunque pervadere dalla magia del film di Scorsese, che forse costringerà anche i cinefili più rigidi ad estraniarsi dal proprio mestiere per rivivere la storia del cinematografo. In verità qualche addetto ai lavori è già caduto preda dell'amore d'argento e pixel emanato da Hugo Cabret (il film è già uscito negli Stati Uniti il 26 novembre), che chiama l'autore del libro, da cui la storia è tratta, David Selznick, porprio come il primo vero grande produttore dell'era del muto.

Voto: anteprima

Andrea Bandolin 

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