Scorsese, il professore (come amano chiamarlo i
suoi compagni di avventure), possiede una fervente passione per la
settima arte, si evince, e la sa trasmettere a chi lo circonda.
All'epoca in cui girava The Departed
con Leonardo di Caprio, l'attore (spiega) sfinito tornava a casa con
sacche piene zeppe di dvd che il regista, ansioso di trasmettere
conoscenza e trasporto, si premuniva di prestargli.
Da sempre, il
newyorkese dalle folte sopracciglia, sognava di inserire la sua
passione nei meccanismi di un film, ma fino ad ora le occasioni
rimanevano a livello liminare. Con Hugo Cabret,
tratto dal libro illustrato di Brian
Selznick The
invention of Hugo Cabret,
finalmente può sfogare questo grande desiderio.
La trama è semplice e
di stampo apparentemente fanciullesco: l'orfanello Hugo/Asa
Butterfield (The
Boy in the Striped Pyjamas) alla
morte del padre orologiaio/Jude
Law (SherlockHolmes: A Game of Shadows) è
costretto a vivere nella stazione ferroviaria di Parigi, a cavallo
degli anni '30, scappando da un controllore/Sacha
Baron Cohen (Sweeney
Todd – The Demon Barber of Fleet Street)
e rintanandosi tra giganteschi ingranaggi ticchettanti. L'incontro
con Isabelle/Chloe Moretz
(Kick-ass), anch'essa
orfana, e con un perfettamente caricaturato George Melies/Ben
Kingsley (Gandhi),
padrone di un negozio di giocattoli, permette ad Hugo di scoprire
l'utilizzo di un piccolo robot. Il protagonista si ritaglia così un
esclusivo e speciale rapporto con il padre defunto, attraverso i
disegni confezionati dall'automa.
Anche se di primo
acchito questa pellicola punta ad un target prettamente giovane,
allontanando Scorsese dal precedente thriller Shutter
Island,
manifesta un'anima strettamente legata alla passione cinematografica
del regista, attraversando in 125 minuti, carichi di esaltativa
esposizione di colori, tutta la storia degli effetti speciali e
finendo per coprire un pubblico ben più ampio.
Infatti già dal
trailer è palese quanto la pellicola sia permeata da un amore
incontrastato per la settima arte (la presenza di George Melies ne è
l'affermazione); amore che induce Scorsese ad impostare una scena
simile a L'arivee d'un train en la gare de la Ciotat
e forse, grazie al 3D, si potrà assistere ad un fuggi fuggi generale
dalle sale dei multiplex (portando il ricordo alla prima proiezione
dei Lumiere).
Lo stesso Scorsese, in un'intervista, spiega l'origine
personale del suo film:
"Quando
il produttore Graham
King
mi ha proposto di girare un film su Hugo Cabret, ne ho parlato con la
mia figlia ed i suoi amici, che in coro mi hanno chiesto: 'Sarà in
3D, vero?' Ho sentito che era il momento di lanciarmi in questa
avventura. Dopo Shutter
Island
mi piaceva anche l'idea di fare finalmente un film che mia figlia
Francesca potesse vedere, e soprattutto avevo voglia di lavorare con
dei bambini come protagonisti".
Il
regista già in precedenza aveva tentato di approntare una storia
dagli intenti edificanti, nel lontano 1974, con Alice
Doesn't Live Here Anymore,
anche se con risultati poco adatti ai più piccoli; in questa
occasione, accompagnato dalla sempre fedele Thelma
Schoonmaker al
montaggio e dal ripescato
John Logan
(Aviator)
alla sceneggiatura, imbastisce non solo una favola intrisa di
didatticismo e di melensaggine (così riportato da alcune testate),
ma un omaggio sacrosanto alla sua passione, intrecciando momenti di
puro godimento per il cinefilo esigente.
Si aggiunge, per
affiancare il viaggio nel cinema pioneristico, uno sguardo intenso
sul presente, confezionato in un'efficace versione 3D, con il quale
Scorsese gioca divertito senza però dimenticarsi narrazione e ritmo,
esplodendo nel più vero e diretto utilizzo della terza dimensione.
Se
poi le statistiche possono dire la loro, negli ultimi cinque anni già
due film premiati al National
Board of Review
(organizzazione non profit di New York dedicata al cinema) hanno
vinto l'Oscar come miglior film e Hugo Cabret,
battendo in
questa sede calibri da novanta come The Ides of March
di Clooney, J. Edgar di
Eastwood e Tree of Life di
Malick, si candida con prepotenza alla statuetta più ambita.
Il
3 febbraio 2012 lasciamoci dunque pervadere dalla magia del film di
Scorsese, che forse costringerà anche i cinefili più rigidi ad
estraniarsi dal proprio mestiere per rivivere la storia del
cinematografo. In verità qualche addetto ai lavori è già caduto
preda dell'amore d'argento e pixel emanato da Hugo Cabret
(il film è già uscito negli Stati Uniti il 26 novembre), che chiama
l'autore del libro, da cui la storia è tratta, David
Selznick, porprio come il
primo vero grande produttore dell'era del muto.
Voto: anteprima
Andrea Bandolin

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