In
principio era Ben Affleck, era la sua immutabile presenza attoriale prestata al
diavolo coraggioso e visibilmente più nera nel prossimo Batman. Ora l’eroe
cieco Daredevil risorge dalle proprie ceneri (grazie a Charlie Cox), in verità
generate da un fuoco appiccato dai suoi stessi inorriditi fan, per rivestire, o
più precisamente, cominciare a vestire i panni di uno dei prodotti Marvel con
maggior seguito. Senza troppi preamboli o giri di parole, la casa di produzione
fumettata, alza di molto l’asticella artistica, non solo per le sue
potenzialità, ma anche per le potenzialità di qualsivoglia eroe costumato.
Partendo dalla trama, Daredevil presenta la storia di Matt Murdock, avvocato
cieco con una doppia vita (come si conviene allo statuto). Conosce la Legge, sa
i suoi limiti e per questo interviene per vie traverse, prendendo letteralmente
a calci e pugni ogni malvivente, politico corrotto, spacciatore o più
liminarmente parlando, qualsiasi “malvagio” che gli si ponga davanti. Foggy
Nelson è il suo amico d’infanzia, il suo bastone, quando Matt non vede la
ragione, il suo socio nello studio che porta il loro nome, un amico
apparentemente impacciato. A completare il quadro, Karen Page, ex segretaria
della United Allied, scampata più volte alla morte grazie all’eroe mascherato
(sapeva troppo), approdata nello studio scalcinato dei due avvocati provetti. I
tre paladini si intrecciano nei loro percorsi di ricerca della giustizia, Matt
nascondendo a loro la sua vera identità, Foggy rimanendo saldo alla sua visione
pura e cruda della Legge e Karen indagando per suo conto assieme al famoso
giornalista del Bulletin Ben Urich. Il loro obbiettivo è, si scopre, comune:
inchiodare il Kingpin. No, non il Kingpin, ma Wilson Fisk, il suo vero nome,
perché qui non si sta raccontando la storia di Daredevil contro il Kingpin,
come nel fallimentare film, ma la crescita mentale, fisica e morale di Matt
Murdock e Wilson Fisk, portati dagli eventi ad evolversi dal loro status di semplici
aspiranti, a veri e proprio maestri del loro campo. Murdock vuole diventare il guardiano
della giustizia, l’eroe che tutti temono e che non si può sconfiggere. Fisk il
temuto Boss onnipotente e onnipresente che controlla ogni cosa. Ma per il momento
vedremo solo un vigilante con un costume casereccio che vaga nella notte
(tendente al ninja), che ascolta il vento grazie ai suoi sensi sviluppati e
colpisce dove deve, prendendole anche di santa ragione e finendo spesso e
volentieri a rischiare la vita (e salvato talvolta dall’infermiera Claire). Perché
Mutt Murdock non è Daredevil, non ancora, è solo un uomo fuori dal comune, con
un passato temprante e un senso morale spiccato che deve ancora crescere, che
sa che può farcela, ma sbaglia, che non sa cosa fare delle persone a cui tiene,
se utilizzare la loro forza per aumentare la propria o tenerli al sicuro
dall’iroso Fisk. Ed è proprio Fisk la sua nemesi, un potente uomo d’affari,
preda però dei suoi stessi istinti e del suo passato (come Murdock), capace di
amare (Vanessa, curatrice di una galleria), ma soprattutto di evolvere i propri
sentimenti contrastanti che finiranno (proprio come il vigilante) per
ritorcersi contro. Lo stesso Vince D’Onofrio (interpretazione tutta da gustare,
piena di sfaccettature tra debolezza e forza) ha descritto a pieno la figura
del futuro Kingpin “Fisk è allo stesso tempo un bambino e un mostro. Ogni mossa
che fa nella nostra storia viene da un profondo senso della morale".
Daredevil è quindi una storia sulle diverse forme di morale che un mondo
odierno può presentare, sia dal mero lato dei buoni, ma anche e soprattutto da
quello dei cattivi (l’onore della triade orientale, la lealtà del fidato James
Wesley, aiutante di Fisk), partendo dalla classica morale forense, impersonata
dal dualismo della piccola Nelson&Murdock e del colosso Landman&Zack,
passando per quella del giornalista d’inchiesta, poi dall’eroe, dalla polizia e
da tutti gli abitanti che popolano le strade di una città. Daredevil non è un
prodotto di intrattenimento, non è Agent
Carter, non è The Avengers, ma un
prodotto artistico fatto e finito, ben più vicino al primo Batman (in quanto ad aspirazioni). Non si limita a mostrare la
potenza del protagonista contro il male, il suo primo fallimento e la sua
rinascita provvidenziale, ma crea un universo costellato di ostacoli, siano
essi fisici o mentali, che portano alla crescita non solo del vigilante, ma
anche di coloro che lo sostengono inconsapevolmente e di coloro che andrà a
combattere. Emblematico in questo senso è la figura di Vladimir, malvivente
russo molto legato al fratello, in affari con Fisk, forte e impulsivo, ma allo
stesso tempo onorevole e concentrato sul suo obbiettivo, anche se obbiettivo
moralmente discutibile. Una serie di personaggi tridimensionali al limite della
perfezione, su tutti proprio Fisk, ma anche delle prove attoriali degne di
nota, compreso lo stesso Murdock che forse, ahinoi, perde profondità e forza
proprio quando veste i panni di Daredevil. Si dovrebbe rispettare la caratura
di ogni singolo episodio, analizzarli uno ad uno, anche perché potrebbero
essere senza problemi dei lungometraggi efficacissimi sia dal punto di vista
artistico che di botteghino, ma questo genera spoiler e quindi limitarsi al
sunto generale di un’opera concreta, efficace, violenta, matura, pulp e
costruttiva, è quanto bisogna fare. Il motivo che però rende grande questa
serie targata Netflix, è l’assenza della CGI, tutto è frutto di pianificazione
registica, di intensa attività fisica degli attori e di carrellate lunghe e
movimentate che appassionano come mai prima in prodotti di questo genere. Daredevil è senza ombra di dubbio il miglior
prodotto creato dalla Marvel, anche se inizialmente doveva essere solo un
pretesto per presentare i Difensori (Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist). Ma
questo è solo passato. Per il futuro invece, visto l’alto indice di gradimento,
si prospetta una seconda stagione e gli addetti ai lavori stanno già
pianificando il tutto.
