“In
principio era l'azione” definisce l'usuraio Maurizio, deforme e
asessuato angelo caduto, fratello di quel Diavolo da cui acquisisce
solo la nomea, mentre Faust si scervella sul significato della
Genesi.
Noi
crediamo, portati dal mito, che la storia sia quella: Faust vende
l'anima al Diavolo in cambio dell'onniscienza. Sbagliato, o quasi,
perché già il sottotitolo è chiaro “Liberamente tratto dal
romanzo di Goethe”. Quindi, niente Mann, Marlowe o Goethe,
ma solo Sokurov.
Davanti
allo schermo il dito è subito puntato verso di noi. Uno specchio
compare e ci si palesa con la sua ontologica sostanza. Noi siamo il
protagonista, tutti noi, l'umanità.
Non
c'è nemmeno una forma definita di Mefistofele e Dio viene
relegato a semplice comprimario. Il focus è sempre l'uomo che spinge
per librarsi, costretto, oppresso, accalcato in un rutilante e
straziante ammasso di carne. Non c'è nessuno che spicca, nessuno
esce dall'orgia del decadimento umano, troppo insito nelle nostre
viscere per essere estirpato.
In
un dialogo lento, meravigliosamente paziente del regista, che mai
diventa noioso, Faust e l'usuraio percorrono l'universo filosofico
della coscienza e delle azioni che c'erano in principio, portando il
fruitore ad una snervante analisi dell'ignobile sete che alimenta
l'uomo, ma costringendolo ad immedesimarsi talmente nel profondo che
all'uscita prova un senso di dolce catarsi.
Infatti
in Goethe c'è speranza nella fine, un secondo inizio, ma Aleksandr
Sokurov, ormai disilluso dal secolo attuale, sistema un'opera d'arte
grandiosa, mitica, originale, che filtra le condizioni sociali
attraverso un semplice contratto (l'anima per una donna) che porta
verso la fine, senza un principio e senza speranza.
Sokurov
ci addita, ci sottopone un giudizio e un'accusa pesante nei nostri
confronti e ci sentiamo obbligati ad ascoltare la sua presa di
posizione e la sua stressante e appagante visione del mondo, che
della pochezza sembra farsi grande, ma che alla fine,
nell'Apocalisse, ci trasporta in un'oggettiva e veritiera
concezione di un mito, specchio del mondo e di noi stessi.
Voto: 9/10
Voto: 9/10
Andrea Bandolin

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