martedì 10 gennaio 2012

Faust


In principio era l'azione” definisce l'usuraio Maurizio, deforme e asessuato angelo caduto, fratello di quel Diavolo da cui acquisisce solo la nomea, mentre Faust si scervella sul significato della Genesi.
Noi crediamo, portati dal mito, che la storia sia quella: Faust vende l'anima al Diavolo in cambio dell'onniscienza. Sbagliato, o quasi, perché già il sottotitolo è chiaro “Liberamente tratto dal romanzo di Goethe”. Quindi, niente Mann, Marlowe o Goethe, ma solo Sokurov.
Davanti allo schermo il dito è subito puntato verso di noi. Uno specchio compare e ci si palesa con la sua ontologica sostanza. Noi siamo il protagonista, tutti noi, l'umanità.
Non c'è nemmeno una forma definita di Mefistofele e Dio viene relegato a semplice comprimario. Il focus è sempre l'uomo che spinge per librarsi, costretto, oppresso, accalcato in un rutilante e straziante ammasso di carne. Non c'è nessuno che spicca, nessuno esce dall'orgia del decadimento umano, troppo insito nelle nostre viscere per essere estirpato.
In un dialogo lento, meravigliosamente paziente del regista, che mai diventa noioso, Faust e l'usuraio percorrono l'universo filosofico della coscienza e delle azioni che c'erano in principio, portando il fruitore ad una snervante analisi dell'ignobile sete che alimenta l'uomo, ma costringendolo ad immedesimarsi talmente nel profondo che all'uscita prova un senso di dolce catarsi.
Infatti in Goethe c'è speranza nella fine, un secondo inizio, ma Aleksandr Sokurov, ormai disilluso dal secolo attuale, sistema un'opera d'arte grandiosa, mitica, originale, che filtra le condizioni sociali attraverso un semplice contratto (l'anima per una donna) che porta verso la fine, senza un principio e senza speranza.
Sokurov ci addita, ci sottopone un giudizio e un'accusa pesante nei nostri confronti e ci sentiamo obbligati ad ascoltare la sua presa di posizione e la sua stressante e appagante visione del mondo, che della pochezza sembra farsi grande, ma che alla fine, nell'Apocalisse, ci trasporta in un'oggettiva e veritiera concezione di un mito, specchio del mondo e di noi stessi.


Voto: 9/10

Andrea Bandolin

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