Nella
storia del cinema, la carrellata di film dedicati alla soffice neve
che accompagna l'omaccione dal vestito rosso e bianco è
interminabile, e nella maggior parte dei casi radicata su concetti
retorici, sentimenti falsamente bonari e bambini dalla bocca
spalancata e sorpresa.
Quest'anno
però la Aardman Animations (Wallace & Gromit),
studio britannico specializzato in stop-motion, si sposta sul cartone
classico, animato da un buon 3D.
Arthur
Christmas si aggiunge quindi
a quelle pellicole che hanno giocato con il Natale e con la storia
del babbo più famoso, come Nightmare Before Christmas,
Grinch o i due
(del 1947 e del 1994) Miracle on 34th
Street, rendendola ancora
più unica.
Arthur, impacciato e sempre entuasiasta, è il figlio di
Babbo Natale ad un passo dal pensionamento nel suo 70esimo
anno di onorato servizio. Steve è il fratello, ben piantato e con un
forte senso del rigore, l'erede e futuro portatore di gioia e doni
(tanto che già sul suo mento capeggia un pizzetto bianco a forma di
albero natalizio).
Gli elfi sono efficenti macchine da consegna, separate
in blocchi nei quali ognuno ha un preciso compito, come piccoli
berretti verdi al servizio della magia del Natale. Guida tutto lo
stesso Steve in tuta poco mimetica, grazie alla tecnologia e ad una
navicella spaziale utilizzata per la consegna dei regali.
A presenziare sulla navetta il graduato Babbo che,
boffonchiando il sempre simpatico “oh, oh, oh”, da il via
alle danze, un segnale che gli elfi prendono come un ordine e in 18.4
secondi posizionano il dono sotto l'albero di ogni abitazione,
recuperano biscottini e latte per riusarli come combustibile, e
passano con rapidità alla case successive.
Cosa succede però se questa tecnologia, precisa,
infallibile, organizzata fino al millesimo, si perdesse una bambina,
una sola “insignificante” bambina?
Sarà Arthur insieme a Nonno Natale (al suo
136esimo anno di età) e ad una renna con tanto di collare ortopedico
a riportare, con la più classica delle slitte (con annessa polvere
magica), l'ultimo regalo mancante.
Questo sentimento ricongiungerà in un'unica passione
tutte le generazioni, dall'anziano, all'attuale, fino al futuro,
accompagnando tecnologia e vecchia guardia in un assembramento magico
fatto di buoni sentimenti e dolci parole.
Arthur
Christmas è un insieme di
trovate geniali (dal segnale natalizio già citato, alle spiegazioni
militari sulla consegna regali), di battute sottili verso
l'evoluzione del mondo odierno (“ce ne sono sempre di più”
riferito all'aumento costante degli Stati), di gioia per gli occhi,
servita su un piatto natalizio poco avvezzo alla consuetudine, di un
3D
usato con particolare cura nell'esporre i vari personaggi e le loro
caratteristiche più importanti.
Finalmente
un cartoon dedicato nella forma ai bambini, ma che strizza l'occhio
all'adulto comunque affascinato dalla magia del 25 dicembre,
allontanando quei film carini, ma piatti che d'inverno vengono
sfornati; come Sammy's avonturen: De geheime doorgang
o
Tangled,
usciti nelle sale alla fine dell'anno scorso.
Quest'anno
quindi non si sentirà la mancanza della Disney,
a secco forse di idee, ma ci si può rilassare con questo grazioso,
interessante omaggio al Natale, ma senza dimenticare la presenza di
spunti originali e sentimenti puri senza tanti giri di parole.
Il
Christmas che emana questa pellicola è direttamente proporzionale
quindi all'amore e alla passione che lo stesso Arthur del titolo
mette nello sbustare le letterine dei tanti bambini che giungono al
Polo Nord,
dove tutte riunite si mostrano tante bandiere di altrettanti Paesi,
come a rivendicare il patrimonio millenario dello stesso Babbo
Natale. Delicato e velato omaggio alla guerra e all'economia in
crisi.
Voto: 7/10
Andrea Bandolin

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