martedì 10 gennaio 2012

Legends of the Guardians: The Owls of Ga'Hoole



Nel mondo reale, fantastico per l'occasione, vivono, separati da credo e ambizione, varie caste di altrettanto vari volatili; gufi per la precisione, dove il barbagianni è la figura più evoluta.
Ci sono i classici malvagi, i Puri dell'Abazia di Sant'Egolio, contrapposti ovviamente ai salvatori, i guardiani di Ga'Hoole, ma questo è un semplicistico quadro generale. La verità è che la storia non parla di guardiani, né tanto meno si focalizza sui malvagi gufi. Tutta la vicenda, confezionata per un pubblico minore, è incentrata su Soren e Kludd, o almeno vorrebbe esserlo.
I due fratelli, l'uno alla ricerca dei guardiani della leggenda raccontata dal padre, e l'altro lasciatosi traviare dalla potenza dei Puri, sembrano voler essere i protagonisti, anche se a volte ci si accorge che infine un protagonista non c'è.
I gufi malvagi sono solo uno strumento per la confezione, i guardiani, leggendari, finiscono per dover essere salvati da colui che ha il ruolo principale, Kludd sembra essere una figura a sé, dipinta per destabilizzare la narrazione, mentre Soren, forse lui sì, rispecchia il ruolo del protagonista, facendo pensare che forse i guardiani non centrano molto.
Il viaggio di Soren, o come si potrebbe reintitolare, risulta essere un insieme poco fluido e di ritmo indeciso, ma condito di alcune scene stilistiche molto interessanti.
Come con 300, Zack Sneyder, rivolta completamente il concetto visivo di partenza. Un film intriso di battaglie alla Matrix, con artigli di ferro che a rallentatore sferzano il vento e tagliano la carne; un film dove i personaggi, i gufi, sembrano quasi esseri umani, distaccati dalla loro naturale impassibilità che tutti conosciamo; un film dove forse il pubblico adatto non è l'adulto critico e neanche il bambino poco pretenzioso, ma l'amante dell'effetto, della figura, della sostanziale emanazione dell'immagine.
Questa pellicola, supportata suo malgrado dallo scintillante e ancora fastidioso 3D, è una pura sequela di immagini fatte e costruite per attirare il pubblico, a cui del resto questo regista è abituato.
La sceneggiatura, la regia, a parte qualche languida emissione di artisticità, il montaggio e la storia stessa (non so se sia colpa della saga letteraria o meno), sono dei piccoli step impercettibili che affiancano gli effetti speciali come coprotagonisti.
Il viaggio di Soren, come preferisco battezzarlo, attua in modo del tutto casuale e privo di un ritmo ben definito, un percorso narrativo già di per sé affastellato di incongrue indecisioni e perennemente saturo di diatribe registiche.
La gioia che dà agli occhi è solo uno specchietto per le allodole, è proprio il caso di dire, che percorre tutta la trama distogliendo efficacemente lo spettatore dai buchi narrativi e dalla scarsa psicologia dei personaggi.
Il viaggio di Soren, piccolo e coraggioso gufo, rimarrà un percorso a metà, dove l'immagine soddisfa gli occhi, ma il resto fa di certo storcere il naso. Che importa però, un film per bambini è pur sempre un film per bambini; semplice, immaginifico e favoloso. Le giovani mente dopotutto ne saranno contente.


Voto: 6/10

Andrea Bandolin

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