Nel
mondo reale, fantastico per l'occasione, vivono, separati da credo e
ambizione, varie caste di altrettanto vari volatili; gufi per la
precisione, dove il barbagianni è la figura più evoluta.
Ci
sono i classici malvagi, i Puri dell'Abazia di Sant'Egolio,
contrapposti ovviamente ai salvatori, i guardiani di Ga'Hoole,
ma questo è un semplicistico quadro generale. La verità è che la
storia non parla di guardiani, né tanto meno si focalizza sui
malvagi gufi. Tutta la vicenda, confezionata per un pubblico minore,
è incentrata su Soren e Kludd, o almeno vorrebbe esserlo.
I
due fratelli, l'uno alla ricerca dei guardiani della leggenda
raccontata dal padre, e l'altro lasciatosi traviare dalla potenza dei
Puri, sembrano voler essere i protagonisti, anche se a volte
ci si accorge che infine un protagonista non c'è.
I
gufi malvagi sono solo uno strumento per la confezione, i guardiani,
leggendari, finiscono per dover essere salvati da colui che ha il
ruolo principale, Kludd sembra essere una figura a sé, dipinta per
destabilizzare la narrazione, mentre Soren, forse lui sì, rispecchia
il ruolo del protagonista, facendo pensare che forse i guardiani non
centrano molto.
Il
viaggio di Soren, o come si potrebbe reintitolare, risulta
essere un insieme poco fluido e di ritmo indeciso, ma condito di
alcune scene stilistiche molto interessanti.
Come
con 300, Zack Sneyder, rivolta completamente il
concetto visivo di partenza. Un film intriso di battaglie alla
Matrix, con artigli di ferro che a rallentatore
sferzano il vento e tagliano la carne; un film dove i personaggi, i
gufi, sembrano quasi esseri umani, distaccati dalla loro naturale
impassibilità che tutti conosciamo; un film dove forse il pubblico
adatto non è l'adulto critico e neanche il bambino poco pretenzioso,
ma l'amante dell'effetto, della figura, della sostanziale emanazione
dell'immagine.
Questa
pellicola, supportata suo malgrado dallo scintillante e ancora
fastidioso 3D, è una pura sequela di immagini fatte e costruite
per attirare il pubblico, a cui del resto questo regista è abituato.
La
sceneggiatura, la regia, a parte qualche languida emissione di
artisticità, il montaggio e la storia stessa (non so se sia colpa
della saga letteraria o meno), sono dei piccoli step impercettibili
che affiancano gli effetti speciali come coprotagonisti.
Il
viaggio di Soren, come preferisco battezzarlo, attua in modo del
tutto casuale e privo di un ritmo ben definito, un percorso
narrativo già di per sé affastellato di incongrue indecisioni e
perennemente saturo di diatribe registiche.
La
gioia che dà agli occhi è solo uno specchietto per le allodole, è
proprio il caso di dire, che percorre tutta la trama distogliendo
efficacemente lo spettatore dai buchi narrativi e dalla scarsa
psicologia dei personaggi.
Il
viaggio di Soren, piccolo e coraggioso gufo, rimarrà un percorso
a metà, dove l'immagine soddisfa gli occhi, ma il resto fa di certo
storcere il naso. Che importa però, un film per bambini è pur
sempre un film per bambini; semplice, immaginifico e favoloso. Le
giovani mente dopotutto ne saranno contente.
Voto: 6/10
Voto: 6/10
Andrea Bandolin

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