domenica 18 marzo 2012

Just Go with it (Mia moglie per finta)

Liberamente ispirato a Cactus Flower con l'accoppiata Ingrid Bergman-Walter Matthau, questa commedia americana, sempre collocata nella più classica e banale del genere, riesce comunque nel suo intento primordiale: far ridere.
Adam Sandler (Zohan) è Danny, chirurgo plastico lasciato all'altare che per ripicca contro le donne, usa la sua vecchia fede per portarsele a letto. Trovata poi l'anima gemella (Brooklyn Decker), farà di tutto per cambiare, ma incorrendo nelle più classiche menzogne che lo porteranno sempre più fuori dalla sua vera vita.
Infine costringerà la sua assistente Katherine (Jennifer Aniston) ad aiutarlo, combinando una farsa che vede la tranquilla e morigerata assistente a impersonare l'acolizzata ex moglie di lui, e Danny a calarasi nella parte del bravo padre, giocando con i figli di lei a cui poi si affezionerà.
Non ha spunti nuovi, né una sceneggiatura costruita con battute intelligenti o sketch esilaranti, la pellicola del regista Dennis Dugan (Jack and Jill), ma ha la ragion d'essere della vera commedia americana che si articola per intrattenere il fruitore e regalargli la giusta dose di spirito, non tralasciando i buoni sentimenti che arrivano in un finale tra i più scontati.
Due ore forse sono troppe per una storiella così acqua e sapone e alla fine si sente questo sforamento di durata, ma viene giustificata dal tanto agognato happy end che rimane interessante proprio quando viene tirato per le lunghe.
Come successo per il Gatto di Puss In Boots che da protagonista incontrastato si trova sbalzato dall'uovo Humpty Dumpty, così anche il protagonsita Sandler, comunque bravo con la sua mimica irriverente, viene eclissato dalla bella e brava Aniston che si trova sempre più a suo agio nella commedia romantica, ma che aspira a ben altri ruoli, giocando tra tranquillità e volgarità.
Presto detto, la pellicola ha il merito di essere divertente almeno in parte con dei comprimari veramente sopra le righe (come il cugino Nick Swardson alle prese con un accento germanizzante o Nicole Kidman che si lancia in una particina da applausi) e dalle ambientazioni ormai in voga nel panorama Hollywoodiano.
Se non c'è voglia di assurgere a dinamiche artistiche bene precise ed elevate, almeno si ha la convinzione che una pellicola creata per far ridere, senza troppi giri di parole, ha l'obbligo di farlo e con molta chiarezza, magari trasportata da attori validi e da seconde linee ancora più efficaci.
Dugan riesce in tutto questo, lasciando comunqune qualche dubbio su percorsi ritmici che a volte vanno alla deriva, lasciando lo spettatore un po' stranito. 


Voto: 6/10


Andrea Bandolin

sabato 10 marzo 2012

Easy A (Easy Girl)

Ci sono due universi scolastici nel cinema che noi italiani conosciamo: quello californiano, tutto zazzere biondicce e tavole da surf, e quello romano, terra terra, rozzo e votato al disfattismo interiore. L'uno piacevolmente irritante, l'altro apparentemente depressivo. Tralasciando ovviamente i vari topoi provenienti dagli altri Paesi.

Easy A invece, rappresenta quel mondo a parte che sembra collocarsi più in su, dove il cinema acquisisce una certa nomea, un certo qualsivoglia culto adolescenziale, trasportando lo spettatore comune verso lidi che sembrano non esistere, surreali o inventati che siano.

Will Gluck (Friends withBenefits) non è certamente quel regista esperienziato e talentuoso che si può intuire leggendo qualche rivista poco specializzata, ma in questo caso qualche piglio simpatico e interessante lo tira fuori (ma lo depone come bandiera bianca nel successivo già citato film).

Tutto ruota attorno a Olive Penderghast (Emma Stone, alla sua prima da protagonista), liceale intelligente, superiore e splendidamente rauca, che si trova catapultata in quel vorticoso ammasso di pettegolezzi che travolgono un'adolescente di quell'età.

Detta una bugia all'amica, sulla presunta perdita della verginità, la notizia si diffonde ponendola al centro delle chiacchiere da armadietto e aizzandola a continuare anch'essa il gioco come fosse un esperimento socio-antropologico, marchiandosi addirittura una A scarlatta sul petto.

Come detto, questa pellicola non è ne palesemente americana, né diversamente nostrana, ma viaggia su di un binario tutto suo, se vogliamo anche originale, premettendo però che l'originalità non sempre è sintomo di bellezza.

La protagonista è perfetta, l'alveare scolastico alla Mean Girls, creativamente caratterizzato, ma sia la regia, troppo incongrua per far parte dello stesso film e la sceneggiatura, spaziano in questioni filosofiche al di sopra delle potenzialità.

Gluck in ogni caso ha la bravura di aver scelto un'attrice che si farà notare nel mondo attoriale (già la vedremo nel colossal The Amazing Spider-Man), brava, bella e con un talento tutto da scoprire.

Gustatevi la sua roca interpretazione, che aumenta la caratura di questa pellicola interessante in principio, ma dai limiti evidenti.

Voto: 6/10

Andrea Bandolin