Orfani della
saga sul maghetto occhialuto, dell'istrionico Jack Sparrow e a
un passo dal termine tanto atteso di Twilight, i produttori
americani cercano in ogni modo di pescare saghe letterarie che
possano alzare l'interesse per il grande schermo attraverso prodotti
longevi e sicuri.
Questo nuovo
marketing che fino ad un decennio fa era solo una tantum, ha
basi economiche ben fondate e costituisce un elemento importante per
il risollevamento della settima arte.
Portata
dalla frustrazione anche la Marvel ha tentato di intromettersi
provocando uno smottamento generale e creando un progetto vasto,
danaroso e stravagante, come quello di The Avengers
che uscirà il 25 aprile 2012.
Ultima
e non ultima di questo interminabile censimento è l'epopea narrativa
dell'australiano John
Mardsen,
Tomorrow Series,
dalla quale la Ambience Enterteinment ha acquisito i diritti di tutti
e sette i romanzi traendone il primo lungometraggio uscito lo scorso
4 novembre: Tomorrow, When the War Began.
Costruito
sulla piscologia di otto teenager (una dei quali, Ellie
Linton,
ne narra le vicende) che devono affrontare da soli l'invasione
giapponese in Australia,
trasformandosi in guerriglieri un po' per difendere il loro paesino
di 3000 anime un po' per riscattare la loro situazione da collegiali
infantili.
L'idea
presa dal libro è molto interessante, plasmata su di un mondo
(l'Oceania), dove questo genere di peripezie spesso non accadono, e
porta alla conoscenza di otto eterogenei ragazzi e alla loro
evoluzione spirituale e anche fisica.
L'idea
però è sempre e solo radicata in un pensiero a volte fugace;
portarla su pellicola, raccontarla, intessere amori e dissapori tra
giovani, è tutt'altra cosa. Se lo scrittore ci riesce almeno in
parte, il regista, Stuart
Beattie
(sceneggiatore di Australia),
non riesce nell'intento di dar vita a dei personaggi all'altezza,
personaggi che cadono nel più classico degli stereotipi, quasi
fossero senza passato alcuno, senza anima, senza aspettative.
In
più il motore della vicenda, la guerra, spesso viene inseguita, si
tenta in qualche modo di approdare in territori già visti in film
come Red Dawn o
Casualties of War,
ma le scene dove i soldati incontrano i protagonisti sono solo
piccole macchie lavabili su un canovaccio stropicciato.
Gli
otto ragazzi quindi, fatta eccezione per la narratrice che acquista
peso proprio grazie al suo doppio ruolo, appena si fa vivo nel loro
mondo il concetto di sopravvivenza che dovrebbe innalzarli
psicologicamente, perdono smalto facendoli cadere in un falso eroismo
più vicino a Risiko
che a una vera guerra.
L'inizio
era calcolato bene, silenzioso, dedicato a tutti i protagonisti, alle
loro diatribe interiori, nel loro luogo (chiamato Inferno anche se
non si capisce perchè) dove avrebbero passato una vacanza lontano
dalle banalità cittadine. Incontrando poi l'ottavo membro, il
tossico Chris, che sembra distruggere il lavoro inziale, ci si
accorge della limitata importanza che può avere un evento
apparentemente così forte.
Infine,
ci si chiede, ma questa forse è una domanda da porre allo scrittore:
Come mai Australiani e Giapponesi scendono in guerra per una contesa
di risorse? Perchè la Nuova
Zelanda
dovrebbe correre in aiuto dei cugini?
Una
cosa è certa, grazie al poco successo in patria e in terra
straniera, probabilmente non ci sarà un seguito a questo
fallimentare primo episodio.
Voto: 5.5/10
Andrea Bandolin

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