La
volgarità, l'eccesso, sta ormai soppiantando il caro vecchio
intrattenimento slapstick,
lontano ormai nel tempo a pellicole che ci avevano a loro modo
rallegrato le serate, passate davanti alla tivù o direttamente nella
sale cinematografiche. Dapprima questi due linguaggi hanno cercato di
fondersi dando vita a situazioni esilaranti, grottesche, ma efficaci,
infine il slapstick ha
dato forfait perdendo linfa piano piano, andando infine nel
deimenticatoio.
Ora,
partecipi del movimento in avanti (o retrogrado) della Società senza
limiti, che rifugge i tabù a tutti i costi, andiamo nei cinema a
cercare di divertirci con esperienze antimorali che ci destabilizzano
a volte più degli omicidi o delle ecatombi presenti in film di
tutt'altro genere.
In
America sembra
esserci la patria potestà per questi gerghi da product
placement, mentre in Italia
si “vola bassi” quanto ad eccesso, rispetto al colosso oltre
oceano.
Se
tocchiamo infatti la vetta della volgarità e ci paragoniamo agli
Stati Uniti, sicuramente abbiamo meno intenti anti bon ton
(nonostante le varie vacanze di Natale, Boldi
o Pieraccioni fermi
comunque alle mere parolacce), mentre nel più grande mondo
cinematografico la situazione è totalmente differente (lo sperma di
bulldog nei panini in Van Wilder,
la masturbazione per addormentarsi di Zach Galifianakis in Due
Date o Sean William Scott
che mangia le feci del cane per non essere scoperto in American
Wedding).
L'anno
scorso per aggiungere benzina sul fuoco ci pensa anche Mardi
Gras Spring Break, film
pesante dal punto di vista già menzionato, che vede tre ragazzi,
Josh Had/Bump
(The Rocker), Nicholas
d'Agosto/Mike
(dalla serie Heroes) e
Bret Harrison/Scottie
(dalla serie The Reaper),
volare a New Orleans al famoso Mardi Gras (Martedì Grasso), luogo
dove tutto è lecito e dove soprattutto le ragazze si spogliano in
cambio di collane di plastica.
Un
momento per i tre di allontanarsi dalla vita da college e cercare
ovviamente di perdere la verginità (tranne d'Agosto che becca la sua
ragazza per caso a mostrare le sue nudità).
Attraverso
situazioni che riportano alla mente Superbad
e a McLovin, la pellicola si snoda tra seni rifatti, travestimenti
impossibili, foto pornografiche e battute alquanto gratuite.
Però,
quando una pellicola vuole avere dalla sua parte questo universo
esplicito, allora bisogna prenderla per quello che è e analizzare
senza troppi falsi moralismi se c'è del buono, se il ritmo, le
battute seppur volgari e gli sketch sono interessanti.
Mardi
Gras Spring Break ha un ritmo
trasportante, ben fatto, una regia classica, legata al concetto di
mostrare senza intervenire, delle battute al vetriolo, una
sceneggiatura banale, ma condita con ironia folle ed efficace;
soprattutto però possiede diversi sketch per cui, anche se
disturbati dal loro evolversi, valgono la pena di essere visti e che
probabilmente diverranno un cult del genere proprio perchè schifosi
(come la scena in cui Harrison si porta dietro, avvolto
nell'asciugamano, il suo prodotto fisiologico e nella sala
dell'albergo sfortunatamente impatta contro un ventilatore portando
un effetto che lascio alla vostra immaginazione).
I
tre ragazzi arrivano al loro scopo, come è ovvio in una commedia
teenager, ma sempre con idee anticonformiste e valide che portano
questo film ad essere un prodotto non solo
divertente (anche se
faticoso), ma in alcune sue parti da vedere e rivedere.
Poco
è importato al regista Phil
Dornfeld di ricalcare il
Mardi Gras musicale di
Goulding,
datato 1958 con Pat Boone,
o il thriller Murder at the Mardi Gras
di Annakin
del 1978, assorbendo anche le qualità della tradizione che vengono
emanate dalla patria del Jazz.
A
Dornfeld interessano solo le ragazze nude, le situazioni eccessive e
gli orrendi risvolti sessuali e omofobici ma, rimanendo nel suo
pensiero e contesto, bisogna solo dargli ragione.
Voto: 6.5/10
Andrea Bandolin

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