martedì 17 gennaio 2012

Mardi Gras Spring Break


La volgarità, l'eccesso, sta ormai soppiantando il caro vecchio intrattenimento slapstick, lontano ormai nel tempo a pellicole che ci avevano a loro modo rallegrato le serate, passate davanti alla tivù o direttamente nella sale cinematografiche. Dapprima questi due linguaggi hanno cercato di fondersi dando vita a situazioni esilaranti, grottesche, ma efficaci, infine il slapstick ha dato forfait perdendo linfa piano piano, andando infine nel deimenticatoio.
Ora, partecipi del movimento in avanti (o retrogrado) della Società senza limiti, che rifugge i tabù a tutti i costi, andiamo nei cinema a cercare di divertirci con esperienze antimorali che ci destabilizzano a volte più degli omicidi o delle ecatombi presenti in film di tutt'altro genere.
In America sembra esserci la patria potestà per questi gerghi da product placement, mentre in Italia si “vola bassi” quanto ad eccesso, rispetto al colosso oltre oceano.
Se tocchiamo infatti la vetta della volgarità e ci paragoniamo agli Stati Uniti, sicuramente abbiamo meno intenti anti bon ton (nonostante le varie vacanze di Natale, Boldi o Pieraccioni fermi comunque alle mere parolacce), mentre nel più grande mondo cinematografico la situazione è totalmente differente (lo sperma di bulldog nei panini in Van Wilder, la masturbazione per addormentarsi di Zach Galifianakis in Due Date o Sean William Scott che mangia le feci del cane per non essere scoperto in American Wedding).
L'anno scorso per aggiungere benzina sul fuoco ci pensa anche Mardi Gras Spring Break, film pesante dal punto di vista già menzionato, che vede tre ragazzi, Josh Had/Bump (The Rocker), Nicholas d'Agosto/Mike (dalla serie Heroes) e Bret Harrison/Scottie (dalla serie The Reaper), volare a New Orleans al famoso Mardi Gras (Martedì Grasso), luogo dove tutto è lecito e dove soprattutto le ragazze si spogliano in cambio di collane di plastica.
Un momento per i tre di allontanarsi dalla vita da college e cercare ovviamente di perdere la verginità (tranne d'Agosto che becca la sua ragazza per caso a mostrare le sue nudità).
Attraverso situazioni che riportano alla mente Superbad e a McLovin, la pellicola si snoda tra seni rifatti, travestimenti impossibili, foto pornografiche e battute alquanto gratuite.
Però, quando una pellicola vuole avere dalla sua parte questo universo esplicito, allora bisogna prenderla per quello che è e analizzare senza troppi falsi moralismi se c'è del buono, se il ritmo, le battute seppur volgari e gli sketch sono interessanti.
Mardi Gras Spring Break ha un ritmo trasportante, ben fatto, una regia classica, legata al concetto di mostrare senza intervenire, delle battute al vetriolo, una sceneggiatura banale, ma condita con ironia folle ed efficace; soprattutto però possiede diversi sketch per cui, anche se disturbati dal loro evolversi, valgono la pena di essere visti e che probabilmente diverranno un cult del genere proprio perchè schifosi (come la scena in cui Harrison si porta dietro, avvolto nell'asciugamano, il suo prodotto fisiologico e nella sala dell'albergo sfortunatamente impatta contro un ventilatore portando un effetto che lascio alla vostra immaginazione).
I tre ragazzi arrivano al loro scopo, come è ovvio in una commedia teenager, ma sempre con idee anticonformiste e valide che portano questo film ad essere un prodotto non solo divertente (anche se faticoso), ma in alcune sue parti da vedere e rivedere.
Poco è importato al regista Phil Dornfeld di ricalcare il Mardi Gras musicale di Goulding, datato 1958 con Pat Boone, o il thriller Murder at the Mardi Gras di Annakin del 1978, assorbendo anche le qualità della tradizione che vengono emanate dalla patria del Jazz.
A Dornfeld interessano solo le ragazze nude, le situazioni eccessive e gli orrendi risvolti sessuali e omofobici ma, rimanendo nel suo pensiero e contesto, bisogna solo dargli ragione.

Voto: 6.5/10

Andrea Bandolin

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