venerdì 22 novembre 2013

Thor: The Dark World, ovvero The Avengers parte prima...e mezza

Il progetto Marvel (Parte Seconda) è ufficialmente cominciato, un movimento fumettistico saldato e inchiavardato a doppia mandata che lega ogni eroe l’un l’altro, creando un Universo che gioca proprio sul citazionismo reciproco. Il dilemma che ne segue però non è tanto legato alla costruzione di situazioni ad hoc, dove Nick Fury va a far visita a Tony Stark, Vedova nera gironzola e si muove nel secondo Capitan America o dove proprio quest’ultimo che in Thor: The Dark World trova il modo migliore per la citazione più originale (sotto mentite spoglie), bensì una costruzione delle dinamiche filmiche che sembrano tutte figlie di The Avengers.
Thor (Chris Hemsworth), smessi ormai i panni del bamboccione tutto caciara del primo capitolo e profondamente cresciuto grazie all’amore della bella Jane Foster (Natalie Portman) e alla battaglia newyorkese in combo con gli altri Vendicatori, torna a fronteggiare l’ennesima minaccia per Asgard e l’immancabile Terra. Dopo un periodo di pace, sostenuto proprio dallo stesso Thor che non si sente pronto alla reggenza, uno strano evento terrestre coinvolge la scienziata Foster che viene posseduta da un raro oggetto, l’Aether, forza che risveglia attraverso la donna il malvagio elfo oscuro Malekith (il primo Doctor Who  moderno, Cristopher Eccleston) che vuole appunto riottenere il potere dell’oggetto, collegare nove mondi e distruggerli.
I Nove Regni sono dunque in pericolo e la strana accoppiata, Thor e suo fratello Loki (Tom Hiddleston), liberato dalla prigionia, sarà costretta ad andare contro l’ostinato padre Odino (Anthony Hopkins) e allo stesso tempo salvare l’amata Jane ormai contaminata e di conseguenza Asgard.
Thor: The Dark World ottiene buon ritmo grazie a chi non ti aspetti: una comprimaria, la stagista Darcy Lewis (la Kat Dennings di 2 Broke Girls), sempre pronta a svernare la monotonia insidiosa della figura della Foster (o più in genere le situazioni sulla Terra, un po’ sottotono) e Loki, apparentemente protagonista e aiutante per la missione sottobanco del fratello, ma scemante appena dopo la fuga da Agard, dove dà il meglio di sé, usando le sue abilità illusorie trasformandosi e scimmiottando il patriota Capitan America.
Oltre a questo utilizzo smodato dello sketch per tenere vivo un filo altrimenti cascante e pieno di falle, si nota come la mano di Joss Whedon sia intervenuta in aiuto del regista Alan Taylor (direttamente dalla serie tv Game of Thrones), apportando modifiche in una dinamica di plot non proprio esaltante e dove le battaglie non rendono come si conviene. Proprio nella lotta terrestre tra Thor, Malekith, gli Elfi oscuri e gli scienziati, si nota molto della guerriglia urbana avvenuta in The Avengers e in particolar modo nel momento clou, dove si cerca disperatamente di bloccare i portali, scopiazzatura non troppo velata da dove uscivano Chitauri a frotte.
Certamente il primo capitolo diretto da Kenneth Branagh non soddisfa all’uscita della sala, ma questo secondo intento convince in parte, soprattutto nelle già citate scenette che arricchiscono una trama blanda. A completare il tutto un casting eccellente, che riesce a far calzare ogni personaggio alla perfezione, Loki su tutti, abile a dissimulare fino al colpo di scena finale che quanto meno aleggiava nell’aria.

Una cosa però rimane ancora misteriosa: come mai il guardiano Heimdall (Idris Elba), colui che vede tutto e tutti, sia nel primo che nel secondo capitolo viene deriso dagli invasori? Come mai ricade sempre su di lui la scelta stilistica per far cominciare il tutto? Questo non ci è dato saperlo, ma per comprendere se il povero guardiano del Bifrost possa riaversi del suo carisma, basta aspettare il terzo capitolo. Dopotutto la scena alla fine dei titoli di coda ormai docet.

VOTO: 6/10