Il
progetto Marvel (Parte Seconda) è ufficialmente cominciato, un movimento
fumettistico saldato e inchiavardato a doppia mandata che lega ogni eroe l’un l’altro,
creando un Universo che gioca proprio sul citazionismo reciproco. Il dilemma
che ne segue però non è tanto legato alla costruzione di situazioni ad hoc,
dove Nick Fury va a far visita a Tony Stark, Vedova nera gironzola e si muove
nel secondo Capitan America o dove proprio quest’ultimo che in Thor: The Dark World trova il modo
migliore per la citazione più originale (sotto mentite spoglie), bensì una
costruzione delle dinamiche filmiche che sembrano tutte figlie di The Avengers.
Thor
(Chris Hemsworth), smessi ormai i panni del bamboccione tutto caciara del primo
capitolo e profondamente cresciuto grazie all’amore della bella Jane Foster
(Natalie Portman) e alla battaglia newyorkese in combo con gli altri
Vendicatori, torna a fronteggiare l’ennesima minaccia per Asgard e l’immancabile
Terra. Dopo un periodo di pace, sostenuto proprio dallo stesso Thor che non si
sente pronto alla reggenza, uno strano evento terrestre coinvolge la scienziata
Foster che viene posseduta da un raro oggetto, l’Aether, forza che risveglia
attraverso la donna il malvagio elfo oscuro Malekith (il primo Doctor Who moderno, Cristopher Eccleston) che vuole
appunto riottenere il potere dell’oggetto, collegare nove mondi e distruggerli.
I
Nove Regni sono dunque in pericolo e la strana accoppiata, Thor e suo fratello
Loki (Tom Hiddleston), liberato dalla prigionia, sarà costretta ad andare
contro l’ostinato padre Odino (Anthony Hopkins) e allo stesso tempo salvare l’amata
Jane ormai contaminata e di conseguenza Asgard.
Thor: The Dark World ottiene buon ritmo grazie a chi non ti aspetti: una
comprimaria, la stagista Darcy Lewis (la Kat Dennings di 2 Broke Girls), sempre pronta a svernare la monotonia insidiosa
della figura della Foster (o più in genere le situazioni sulla Terra, un po’
sottotono) e Loki, apparentemente protagonista e aiutante per la missione
sottobanco del fratello, ma scemante appena dopo la fuga da Agard, dove dà il
meglio di sé, usando le sue abilità illusorie trasformandosi e scimmiottando il
patriota Capitan America.
Oltre
a questo utilizzo smodato dello sketch per tenere vivo un filo altrimenti
cascante e pieno di falle, si nota come la mano di Joss Whedon sia intervenuta
in aiuto del regista Alan Taylor (direttamente dalla serie tv Game of Thrones), apportando modifiche
in una dinamica di plot non proprio esaltante e dove le battaglie non rendono
come si conviene. Proprio nella lotta terrestre tra Thor, Malekith, gli Elfi
oscuri e gli scienziati, si nota molto della guerriglia urbana avvenuta in The Avengers e in particolar modo nel
momento clou, dove si cerca disperatamente di bloccare i portali, scopiazzatura
non troppo velata da dove uscivano Chitauri a frotte.
Certamente
il primo capitolo diretto da Kenneth Branagh non soddisfa all’uscita della
sala, ma questo secondo intento convince in parte, soprattutto nelle già citate
scenette che arricchiscono una trama blanda. A completare il tutto un casting
eccellente, che riesce a far calzare ogni personaggio alla perfezione, Loki su
tutti, abile a dissimulare fino al colpo di scena finale che quanto meno
aleggiava nell’aria.
Una
cosa però rimane ancora misteriosa: come mai il guardiano Heimdall (Idris Elba),
colui che vede tutto e tutti, sia nel primo che nel secondo capitolo viene
deriso dagli invasori? Come mai ricade sempre su di lui la scelta stilistica
per far cominciare il tutto? Questo non ci è dato saperlo, ma per comprendere
se il povero guardiano del Bifrost possa riaversi del suo carisma, basta
aspettare il terzo capitolo. Dopotutto la scena alla fine dei titoli di coda
ormai docet.
VOTO: 6/10
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