È tempo di tirare le somme, di guardare al 2011 e
chiudere gli occhi, aprirli al nuovo anno, disfandosi degli
insuccessi cinematografici e accogliendo 365 giorni carichi di nuove
sfide che porteranno ad una ripresa sicuramente importante.
Ciò nonostante, la fine dell’anno ha dato numerosi
spunti interessanti, spunti che fondono la commercializzazione
frenetica al pensiero artistico e, come non mai, questo dicembre il
cinema è stato piacevolmente supportato da pellicole che hanno
accontentato grandi e piccini, critici e pubblico.
Il poco qualunquista The Ides of March,
l’affascinante passato di The
Artist, la sorprendente
concretezza di Scherlock Holmes: A Game of Shadows,
l’antiretorico Arthur Christmas per
finire con l’ultimo film della trilogia dedicata ad Arthur
et la guerre des deux mondes;
tutti questi prodotti apparentemente mediatici nascondono un’anima
schiava della settima arte.
A questi si aggiunge il
piccolo Les emotifs anonymes
(uscito in Francia l’anno passato), dallo sconosciuto Jean-Pierre
Ameris (almeno in
Italia), fiaba cittadina dai contorni transalpini, ma dalle
fondamenta americane, che ricorda più il To Be or Not
to Be di Lubitsch che
il Chocolat di
Hallstrom.
Isabelle
Carrè/Angelique (La
Renard et l’enfant) è
mastro-cioccolataia emotiva e impacciata, Benoit
Poelvoorde/Jean-Renè
(Rien a declarer) è
principale di una chocolaterie,
sempre sudato e timido; insieme sono talmente a disagio con il mondo
esterno da risultare antisociali e, seppur innamorati tra loro,
rifuggono al contatto fisico, scappando l’uno dall’altra dando
vita a situazioni comiche figlie di un’emotività troppo presente e
pressante.
La vicenda azzera luogo e tempo, creando una favola che
strappa sorrisi in tutti i suoi ottanta minuti, supportati
dalle situazioni tragicomiche dei protagonisti, aumentandone la
bellezza semplice grazie agli attori, ottime personificazioni dei due
Emotivi Anonimi.
In un periodo come
quello natalizio vedere una commedia come non se ne vedevano da anni,
trasgredire positivamente distanziandosi dai tamarri cinepanettoni
all’italiana, regala al fruitore un’oretta abbondante di puro
godimento e di relax.
Le somme tirate sin qui non sono poi così tanto
negative, almeno dal punto di vista artistico, ma si sa che
l’emotività del cinema è direttamente proporzionale alla sua
pubblicizzazione.
Questo film quindi
ricalca e riassume un’annata deludente dal punto di vista degli
incassi, ma non disdegna sentimenti puri e piacevoli, sovrimpressioni
costruite ad hoc per
chi ancora vuole gustarsi film semplici ma carichi di buone
intenzioni.
Voto: 6.5/10
Andrea Bandolin

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