martedì 10 gennaio 2012

Les emotifs anonymes


È tempo di tirare le somme, di guardare al 2011 e chiudere gli occhi, aprirli al nuovo anno, disfandosi degli insuccessi cinematografici e accogliendo 365 giorni carichi di nuove sfide che porteranno ad una ripresa sicuramente importante.
Ciò nonostante, la fine dell’anno ha dato numerosi spunti interessanti, spunti che fondono la commercializzazione frenetica al pensiero artistico e, come non mai, questo dicembre il cinema è stato piacevolmente supportato da pellicole che hanno accontentato grandi e piccini, critici e pubblico.
Il poco qualunquista The Ides of March, l’affascinante passato di The Artist, la sorprendente concretezza di Scherlock Holmes: A Game of Shadows, l’antiretorico Arthur Christmas per finire con l’ultimo film della trilogia dedicata ad Arthur et la guerre des deux mondes; tutti questi prodotti apparentemente mediatici nascondono un’anima schiava della settima arte.
A questi si aggiunge il piccolo Les emotifs anonymes (uscito in Francia l’anno passato), dallo sconosciuto Jean-Pierre Ameris (almeno in Italia), fiaba cittadina dai contorni transalpini, ma dalle fondamenta americane, che ricorda più il To Be or Not to Be di Lubitsch che il Chocolat di Hallstrom.
Isabelle Carrè/Angelique (La Renard et l’enfant) è mastro-cioccolataia emotiva e impacciata, Benoit Poelvoorde/Jean-Renè (Rien a declarer) è principale di una chocolaterie, sempre sudato e timido; insieme sono talmente a disagio con il mondo esterno da risultare antisociali e, seppur innamorati tra loro, rifuggono al contatto fisico, scappando l’uno dall’altra dando vita a situazioni comiche figlie di un’emotività troppo presente e pressante.
La vicenda azzera luogo e tempo, creando una favola che strappa sorrisi in tutti i suoi ottanta minuti, supportati dalle situazioni tragicomiche dei protagonisti, aumentandone la bellezza semplice grazie agli attori, ottime personificazioni dei due Emotivi Anonimi.
In un periodo come quello natalizio vedere una commedia come non se ne vedevano da anni, trasgredire positivamente distanziandosi dai tamarri cinepanettoni all’italiana, regala al fruitore un’oretta abbondante di puro godimento e di relax.
Le somme tirate sin qui non sono poi così tanto negative, almeno dal punto di vista artistico, ma si sa che l’emotività del cinema è direttamente proporzionale alla sua pubblicizzazione.
Questo film quindi ricalca e riassume un’annata deludente dal punto di vista degli incassi, ma non disdegna sentimenti puri e piacevoli, sovrimpressioni costruite ad hoc per chi ancora vuole gustarsi film semplici ma carichi di buone intenzioni.

Voto: 6.5/10

Andrea Bandolin

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