martedì 10 gennaio 2012

Inception


Per poter spiegare appieno questo intenso, intricato, altalenante e sottovalutato film, non basterebbero pagine e pagine di resoconto.
Come la trama, la recensione si dovrebbe dividere in vari livelli, cinque per la precisione, magari fogli adagiati l'uno sopra l'altro per dar modo di capire visivamente, toccando con mano, quanto complicato, ma allo stesso tempo pratico e discorsivo, appaia dunque la pellicola di Nolan.
Questo regista, ormai elevato al rango socialmente utile di “Grande”, ci ha abituato ad un escalation sempre interessante di soggetti e trame. A partire da quel Memento che con Inception, vira verso dei punti d'incontro.
Sì, perché innanzitutto si trovano entrambe ad affrontare temi insiti nella nostra mente (come del resto anche la nera trilogia del Cavaliere Oscuro), nucleo delle nostre anime e punto focale della filmografia di Nolan.
Il regista infatti vuole percorrere storie reali attraverso la materia grigia dei protagonisti, sondando le figure principali che la destabilizzano: la memoria, il sogno, l'insonnia, la paura.
Nel caso di Inception è ovviamente il sogno l'input principale, quello che coordina tutta la pellicola, che sistema ogni immagine nella giusta sequenza, riducendo una pellicola spaventosamente complicata ad una figura lineare suddivisa in cinque piani, incastrati l'uno dentro l'altro, dei quali la realtà è il primo tassello.
Ma il regista non si limita a scendere nelle profondità dell'inconscio attraverso scalette immaginarie, ma intesse una trama fitta ed intricata dove degli agenti specializzati si intrufolano nei sogni altrui per carpirne i segreti e rigirarli a loro favore.
Se si dovesse attribuire un genere a questa mistura di intenti, potremmo sicuramente affiancare il filone fantascientifico a quello meramente poliziesco. Il primo chiaramente mosso dalla possibilità ancora inattuabile nel nostro secolo di poter entrare nel livello dell'oblio, il secondo perché Nolan compie una manovra da vero asso del volante, distribuendo un'atmosfera da film poliziesco e riducendo la tecnologia avanzata ad un ovvio movimento giornaliero.
Infatti questa atmosfera la possiamo ritrovare nelle pellicole di quasi quarant'anni fa, dove Harry Callaghan e Paul Kersey mostrano le loro città nere pervase dalla delinquenza. Così fa appunto Nolan portando quel nero all'interno dei sogni e ragguagliando lo spettatore con previsioni futuristiche di mondi tutt'altro che variati.
Un'ultima nota, da aggiungere assolutamente, per elogiare una scena in particolare: un intenso periodo filmico dove i vari livelli del sogno vengono collegati da un furgoncino che (collocato nel reale) cade in acqua. Una scena che resterà negli anni per la sua grande efficacia stilistica, comprensiva di un periodo antigravitazionale nel sogno, parallelo a quello del veicolo.
Insomma, niente da obbiettare sulle decisioni visive, sulle scelte di dialogo, sui movimenti di macchina e sull'atmosfera chiara e decisa. Un'unica nota negativa forse, viene data da chi, forse per gioco o forse per azzardata pubblicità, ha affiancato l'eterno Kubrick al nascente Nolan, che dal primo non trova riscontro alcuno; sicuramente non per bravura, ma per concetto.


Voto: 8/10

Andrea Bandolin

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