Per
poter spiegare appieno questo intenso, intricato, altalenante e
sottovalutato film, non basterebbero pagine e pagine di resoconto.
Come
la trama, la recensione si dovrebbe dividere in vari livelli, cinque
per la precisione, magari fogli adagiati l'uno sopra l'altro per dar
modo di capire visivamente, toccando con mano, quanto complicato, ma
allo stesso tempo pratico e discorsivo, appaia dunque la pellicola di
Nolan.
Questo
regista, ormai elevato al rango socialmente utile di “Grande”,
ci ha abituato ad un escalation sempre interessante di soggetti e
trame. A partire da quel Memento
che con Inception,
vira verso dei punti d'incontro.
Sì, perché innanzitutto si trovano entrambe ad
affrontare temi insiti nella nostra mente (come del resto
anche la nera trilogia del Cavaliere Oscuro), nucleo delle
nostre anime e punto focale della filmografia di Nolan.
Il regista infatti vuole percorrere storie reali
attraverso la materia grigia dei protagonisti, sondando le figure
principali che la destabilizzano: la memoria, il sogno,
l'insonnia, la paura.
Nel caso di Inception è ovviamente il sogno l'input
principale, quello che coordina tutta la pellicola, che sistema
ogni immagine nella giusta sequenza, riducendo una pellicola
spaventosamente complicata ad una figura lineare suddivisa in cinque
piani, incastrati l'uno dentro l'altro, dei quali la realtà è il
primo tassello.
Ma il regista non si limita a scendere nelle profondità
dell'inconscio attraverso scalette immaginarie, ma intesse una trama
fitta ed intricata dove degli agenti specializzati si intrufolano nei
sogni altrui per carpirne i segreti e rigirarli a loro favore.
Se si dovesse attribuire un genere a questa mistura di
intenti, potremmo sicuramente affiancare il filone fantascientifico
a quello meramente poliziesco. Il primo chiaramente mosso
dalla possibilità ancora inattuabile nel nostro secolo di poter
entrare nel livello dell'oblio, il secondo perché Nolan compie una
manovra da vero asso del volante, distribuendo un'atmosfera da film
poliziesco e riducendo la tecnologia avanzata ad un ovvio movimento
giornaliero.
Infatti questa atmosfera la possiamo ritrovare nelle
pellicole di quasi quarant'anni fa, dove Harry Callaghan e Paul
Kersey mostrano le loro città nere pervase dalla delinquenza.
Così fa appunto Nolan portando quel nero all'interno dei sogni e
ragguagliando lo spettatore con previsioni futuristiche di mondi
tutt'altro che variati.
Un'ultima nota, da aggiungere assolutamente, per
elogiare una scena in particolare: un intenso periodo filmico dove i
vari livelli del sogno vengono collegati da un furgoncino che
(collocato nel reale) cade in acqua. Una scena che resterà negli
anni per la sua grande efficacia stilistica, comprensiva di un
periodo antigravitazionale nel sogno, parallelo a quello del
veicolo.
Insomma, niente da obbiettare sulle decisioni visive,
sulle scelte di dialogo, sui movimenti di macchina e sull'atmosfera
chiara e decisa. Un'unica nota negativa forse, viene data da chi,
forse per gioco o forse per azzardata pubblicità, ha affiancato
l'eterno Kubrick al nascente Nolan, che dal primo non trova
riscontro alcuno; sicuramente non per bravura, ma per concetto.
Voto: 8/10
Voto: 8/10
Andrea Bandolin

Nessun commento:
Posta un commento