Un’aspettativa lacerante si destreggiava
nel nostro animo alla visione di The Hurt Locker, quando la prima
donna regista vinse la tanto agognata statuetta.
Il suo attendere, figlio di una guerra
dove il soldato era portato all’eccesso psicologico, si palesa anche nella
pellicola di Gary McKendry (la sua
prima alla guida di un lungometraggio dopo il fortunato corto Everything in this country must)
portando il fruitore alla confusione.
Sì perchè, anche se c’è una rievocazione
al cinema di Peckinpah e alla
conseguente omonima pellicola, questo suo riadattamento viaggia su percorsi
ritmati ben poco delineati e molto attendeisti.
Vero che il “vecchio stile” a cui punta non è del tutto approntato; vero che
l’action odierno ha bisogno di nuovi stimoli e meno disarticolazioni
dell’immagine alla Transfomers, troppo confuse; vero anche che il tema spy-stories, dove dovrebbe recarsi il
tutto, ha delle formazioni psicologiche poco sviscerate; ma, qesto blando
ritmo, dai toni vintage e dalla spacconeria marziale di Casino Royale, percorre
il rifiuto dello stesso assassino protagonista/Jason Statham (The
Transporter) nella vicenda. Infatti vuole lasciare il mestiere, dopo aver
ucciso un uomo di fronte ad un ragazzino, per dedicarsi alla vita normale con
la sua fidanzata (la sempre bellissima Yvonne
Strahovski della serie tv Chuck).
Percorso interrotto dal rapimento del suo mentore Hunter/Robert de Niro (Everybody’s
Fine) che potrà liberare solo se ritorna al mestiere per uccidere tre ex
soldati della S.A.S., colpevoli dell’omicidio dei figli del mandante. In tutto
questo una caccia al cacciatore da parte di una ufficiosa agenzia filo-S-A.S..
I contorni poco delineati del
protagonista, pratici per la mimica ridotta di Statham/Danny, vengono
supportati proprio da quel ritmo indeciso e blando che dà al complesso uno
strano filo conduttore.
Ciò non toglie però che questa imbastitura
convenzionalmente poco efficace, risulta simile ad uno specchietto per le
allodole, ad un ritornello, unico baluardo piacevole prima della stroncatura.
Killer elite infatti ha le
fattezze dello stesso De Niro, chiamato ad interpretare un personaggio dai
contorni talmente mistici da essere spenti e irriconoscibili, virando verso una
palpabile dimostrazione del regista, di scarsa esperienza cinematografica.
Voto: 5.5/10
Andrea Bandolin

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