Prendete
la Dream Works di
Spielberg, qui produttore
esecutivo, e l'ImageMovers
di Zemeckis, produttore,
aggiungete un pizzico di sci-fi alla Richard
Matheson, mescolate il
tutto in salsa motion captures e sarete tentati di etichettare Real
Steel come blockbuster. Di
quelli banali, senza troppa voglia di emozionare, solo trick e track
e bombe a mano.
Non
soffermandosi sul trailer o sulla mera pubblicità si capisce subito
che non c'è solo scorza action nel film di Shawn
Levy, ma anche un'anima
sentimentale che riporta alla mente a Over the top.
Quest'anima risiede nel rapporto tra Charlie Kenton,
impulsivo e fallito allenatore di automi pugili, e Max, figlio
saggio e caparbio di cui si deve occupare dopo la morte della ex. Il
tutto in un futuro poco lontano, il 2020, dove il vero businness
sportivo è il robotpugilato.
Max aiuterà il padre in un percorso interiore
portandolo a credere in se stesso, a convivere con i fantasmi del
passato, a diventare finalmente un buon padre e un grande allenatore.
A
legare i due protagonisti è Atom
(dalle fattezze che
ricordano The Iron Giant),
marionetta/pungiball dal volto inespressivo, ma dall'emozionalità
latente. Un Cuore d'acciaio,
come azzarda il titolo italiano.
Il sci-fi sopra citato è solo un contorno labile, un
contesto per raccontare il rapporto familiare padre/figlio in un
futuro prossimo.
La pellicola di Levy sa affascinare, si destreggia nelle
emozioni, dirette e pure, senza orpelli, traghettate da una coppia di
attori poco incisivi ma dalla gestualità attraente, non dimenticando
le scazzottate truculente sul ring.
Se
quindi si accantonano i macchinari alla Transformers,
i combattimenti già visti in Alì
e la storia d'amore con
Evangeline Lilly/Bailey
(per altro abbastanza inutile nella trama), non ci si trova di fronte
ad un'operazione commerciale, ma ad una pellicola che mischia la
freschezza di Scialla!
alla meccanica espressiva
di Short Circuit.
Il
banale blockbuster quindi è scongiurato, anche se ancora una volta
il regista (le “Notti al
museo” e The
Pink Panther) si autolimita,
schiacciando le sue impressioni future sotto l'egida del politically
correct.
Voto: 6.5/10
Andrea Bandolin

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