lunedì 30 gennaio 2012

Benvenuti al nord

Non era difficile auspicarsi una secondo capitolo, un Benvenuti al sud 2. Invece ci si trova, come fosse un documentario comico, a far marcia indietro, invertite le parti e a portare la strada verso il settentrione, a Milano, da Alberto Colombo/Claudio Bisio, sancendo la nascita di un sequel/spin-off: Benvenuti al nord.
Mattia Volpe/Alessandro Siani (erroneamente elevato a rango di erede di Troisi, quando a quest'ultimo rimane semplicemente debitore), per risollevare il proprio matrimonio con Maria/Valentina Lodovini, si ritrova nella caotica città della Madunina per mostrarle un rinnovato senso di responsabilità.
L'amico ricambia il favore del primo capitolo e lo ospita in casa sua dove, con la moglie Silvia/Angela Finocchiaro, tira aria di divorzio.
Ripreso nella condizione volutamente stereotipata del primo, nella iella matrimoniale che scaturisce dal loro incontro, nelle situazioni rocambolesche per strappare qualche risata, Benvenuti al nord dà la sensazione di non essere un prodotto filmico ideato per concludere la panoramica meridionale, ma un universo a sé stante utilizzato a dovere per il mero botteghino.
Infatti il film del 2010 nasce per volere della Medusa Film che, visto il successo di Bienvienue chez les Ch'tis da cui prende spunto, affidato poi il tutto al regista napoletano Luca Miniero (Questa notte è ancora nostra), concretizza un successo dedicando la sua forma alla difficoltà del milanese, tutto lavoro e celerità, ad ambientarsi in una piccola provincia campana agli antipodi negli usi e nei costumi.
Se quindi Benvenuti al sud è il remake del film francese di Danny Boon, Benvenuti al nord risulta essere solo un archetipo fine a se stesso, che non dimostra nulla creando il “viceversa” forzato che non si colloca da nessuna parte, essendo di fatto una spiegazione dell'ovvio, un'inutile agglomerato di scenette che potevano essere inserite già nel primo capitolo, senza destabilizzarlo.
Definita quindi la natura inconcludente e di partenza aleatoria di questo film, si possono annoverare, senza troppe analogie estranee alla pellicola, linguaggi stereotipati poco efficaci, un scarso utilizzo dei comprimari che con Constabile Piccolo e Grande aveva rafforzato le situazioni sudiste e gag cittadine avvezze più alla risata immediata che al reiterato sorriso.
Un prodotto già di partenza stantio che si disarticola man mano che il conteggio dei minuti sale, portandosi alla fine dove lo scontato finale chiude un lineare passaggio di consegna con un risultato pecuniario più che soddisfacente.
Degne di note sono però: l'innamoramento fulmineo del Signor Scapece/Salvatore Misticone con la suocera di Colombo (sempre interpreta dalla Finocchiaro) dando vita a siparietti dove i due snocciolano proprie dialettali idiosincrasie e la continua intromissione di Magonza/Gianmarco Pozzoli (comico di Zelig), convinto di poter entrare alle Poste Italiane, utilizzando lo stratagemma fallimentare del primo capitolo.
Bisogna però considerare che Benvenuti al nord viene distribuito per un unico e solo motivo: il successo al botteghino.
Nonostante ciò, rimane sempre il dubbio che il cinema italiano, che sia commerciale o artistico, abbia ancora una grave carenza di idee e di estro, rimasto ancora al successo meritato di Gomorra e Il divo.

Voto: 5/10  

Andrea Bandolin

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