La crisi mondiale si
fa sentire, almeno nell'uomo medio, e all'interno dell'America
capitalista sta diventando una ragion d'essere, tanto da portare le
case di produzione cinematografiche a creare una sorta di filone
premio per quell'uomo medio, combattente o meno che sia, buttato
nella mischia a lottare contro il nemico comune,
l'imprenditore/truffatore, il Bernard Madoff della situazione.
Partendo
da Horrible
Bosses,
passando per The
Heist
di David Mamet e approdando perfino al motore traghettante nella
trama di Transformers:Dark of the Moon, si palesa di fronte a noi la sensazione di un sottogenere truffaldino
che si insinua (almeno negli ultimi anni) in molte pellicole made in
U.S.A..
Tower
Heist
non fa eccezione, anzi, sposta l'attenzione dei media proprio sulla
crisi finanziaria, dando una visione da commediante ai raggiri
finanziari di magnati lungimiranti e poco moralisti. Infatti,
entrando nel vivo, un gruppo di dipendenti del lussuosissimo Tower,
scoperta la truffa del coccolato imprenditore, si ribellano,
capitanati dal loro manager per derubarlo a loro volta.
Brett
Ratner,
regista del quasi cult Rush
Hour
e del passabile X-men:
The Last Stand,
porta a spasso sei eterogenei personaggi, tarati su diversi aspetti
dell'uomo in crisi economica, e li conduce attraverso la rapina del
secolo spizzichettando qua e là un'accennata dose di commedia.
Ben
Stiller (Zoolander),
il manager rivoltoso, è opaco e la spalla di lusso Eddie
Murphy (Dreamgirls),
ladruncolo da strapazzo, non aiuta, anzi affossa; ma sono quei
comprimari di apparente scarsa luminosità a reggere il gioco: Casey
Affleck (Gone
Baby Gone),
cognato del manager, ha quella falsa cattiveria da frustrato senza
palle che adombra le star con cui recita, Gabourey
Sidibe
(Precious) mostra la sua prorompenza che esplode nei commenti a
doppio senso, Matthew
Broderick
(The Producers)
sembra proprio uscito da una crisi finanziaria e Michael
Peña (30
Mintues or Less)
dona
un ottimo spessore al suo intraprendente facchino.
La
commedia però non è fatta solo di facce, ma soprattutto di ritmi,
skatch e battute al vetriolo. Qui non ve traccia di tutto ciò.
Ratner adombra quasi del tutto questo mondo ridanciano, lo
seppellisce e nemmeno nella scena dell'auto di Steve
McQueen
appesa sulla folla del Thanksgiving
day si
azzarda a confezionare una gag tra Stiller e Murphy che, anche con
poca inventiva, si sarebbe potuta ricordare nei posteri.
E dove la commedia
non parte, il film di rapina acquisisce contorni stimabili, sia per
le scelte registiche, chiare e senza troppi disturbi, sia per le
scene clou, dove si può segnalare decisamente la già citata scena
della macchina.
Nonostante
però lo scadente stimolo alla risata, questa pellicola è puro
intrattenimento, trascinata a forza da momenti (meno sofferti) alla
Die Hard
che conducono il fruitore ad una fine perbenista dove il Robin Hood
citato anche nel film, toglie ai ricchi per dare ai poveri e Ratner
forse si augura proprio questo: un simile trattamento anche nel mondo
reale.
Voto: 6/10
Andrea Bandolin

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