martedì 10 gennaio 2012

Tower Heist


La crisi mondiale si fa sentire, almeno nell'uomo medio, e all'interno dell'America capitalista sta diventando una ragion d'essere, tanto da portare le case di produzione cinematografiche a creare una sorta di filone premio per quell'uomo medio, combattente o meno che sia, buttato nella mischia a lottare contro il nemico comune, l'imprenditore/truffatore, il Bernard Madoff della situazione.
Partendo da Horrible Bosses, passando per The Heist di David Mamet e approdando perfino al motore traghettante nella trama di Transformers:Dark of the Moon, si palesa di fronte a noi la sensazione di un sottogenere truffaldino che si insinua (almeno negli ultimi anni) in molte pellicole made in U.S.A..
Tower Heist non fa eccezione, anzi, sposta l'attenzione dei media proprio sulla crisi finanziaria, dando una visione da commediante ai raggiri finanziari di magnati lungimiranti e poco moralisti. Infatti, entrando nel vivo, un gruppo di dipendenti del lussuosissimo Tower, scoperta la truffa del coccolato imprenditore, si ribellano, capitanati dal loro manager per derubarlo a loro volta.
Brett Ratner, regista del quasi cult Rush Hour e del passabile X-men: The Last Stand, porta a spasso sei eterogenei personaggi, tarati su diversi aspetti dell'uomo in crisi economica, e li conduce attraverso la rapina del secolo spizzichettando qua e là un'accennata dose di commedia.
Ben Stiller (Zoolander), il manager rivoltoso, è opaco e la spalla di lusso Eddie Murphy (Dreamgirls), ladruncolo da strapazzo, non aiuta, anzi affossa; ma sono quei comprimari di apparente scarsa luminosità a reggere il gioco: Casey Affleck (Gone Baby Gone), cognato del manager, ha quella falsa cattiveria da frustrato senza palle che adombra le star con cui recita, Gabourey Sidibe (Precious) mostra la sua prorompenza che esplode nei commenti a doppio senso, Matthew Broderick (The Producers) sembra proprio uscito da una crisi finanziaria e Michael Peña (30 Mintues or Less) dona un ottimo spessore al suo intraprendente facchino.
La commedia però non è fatta solo di facce, ma soprattutto di ritmi, skatch e battute al vetriolo. Qui non ve traccia di tutto ciò. Ratner adombra quasi del tutto questo mondo ridanciano, lo seppellisce e nemmeno nella scena dell'auto di Steve McQueen appesa sulla folla del Thanksgiving day si azzarda a confezionare una gag tra Stiller e Murphy che, anche con poca inventiva, si sarebbe potuta ricordare nei posteri.
E dove la commedia non parte, il film di rapina acquisisce contorni stimabili, sia per le scelte registiche, chiare e senza troppi disturbi, sia per le scene clou, dove si può segnalare decisamente la già citata scena della macchina.
Nonostante però lo scadente stimolo alla risata, questa pellicola è puro intrattenimento, trascinata a forza da momenti (meno sofferti) alla Die Hard che conducono il fruitore ad una fine perbenista dove il Robin Hood citato anche nel film, toglie ai ricchi per dare ai poveri e Ratner forse si augura proprio questo: un simile trattamento anche nel mondo reale.

Voto: 6/10

Andrea Bandolin

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