L'inversione di tendenza non è un concetto fine a se stesso, radicato magari in un ambito culturale o sociale, ma è un'estrapolazione di un vissuto più ambito della condizione umana. L'amore e il sesso, sono una delle parti preponderanti di questo vissuto e gioco forza influenzano ogni aspetto della nostra vita portando qualsiasi indivivuo a trattare l'argomento a proprio modo e maniera. Il cinema non ne è esente, anzi, assorbe la storia, che si novecentesca o preistorica, e la realizza sotto crismi soggettivi ideati da registi, sceneggiatori e putroppo produttori.Il tema dell'amore e del sesso sta vivendo ora questa inversione: decenni fa, il sesso era tabù, relegato a forma peccatoria di un vivere comune, mentre l'amore era semplice e vivido, trasportato da sani principi e complicità.
Oggi, forse anche indotti e indottrinati dall'evolversi della tecnologia e dalla celerità con cui il mondo si muove, le parti si sono invertite, si è probabilmente più istintivi e meno ragionati, più portati alle facezie e meno alla responsabilità. In tutto questo, amore e sesso si alternano. L'amore è ormai quel sentimento scomodo che destabilizza talmente tanto da non essere sopportato per più di qualche periodo, mentre il sesso è lo sfogo dalla vita frenetica, ciò che rimette al mondo, che superficializza il contesto sociale.
Anche nel cinema, baluardo vero e proprio della rimarcazione reale, si nota questa tendenza.
Friends with Benefits, creato ad hoc proprio per esaltare la riluttanza al legame, One Day che trasporta, in un reiterato gioco temporale, due ragazzi a giocare e poi ad amarsi e Love and other Drugs, dove l'intromissione della malattia terminale cerca di stemperare un adamitico e sudato progetto filmico.
Il tutto sempre, o quasi, relegato a commedia, come se l'amore e il sesso fossero solo dei giochi da adulti, contrapposti nel concetto a quei cult che ancora regalano soddisfazione e gioia per il cinema; uno su tutti When Harry Met Sally...
Proprio agganciandosi a questo ultimo film, si allaccia No Strings Attacched, pellicola che segue il filone prosex, staccandosi però dal movimento seriale che attanaglia il periodo contemporaneo.
Ivan Reitman è regista capace di filmetti acqua e sapone, ma dotati di un'aura potente e imperitura, soggetti a innamoramenti che ancor oggi rifuggiamo. Tralasciando lo spettacolare Ghostbusters, per il quale è in fase di preproduzione il terzo capitolo, film come Dave, Junior e Twins rappresentano questa sua velata abilità.
Certo è che questo ultimo lavoro, non ha la caratura necessaria per permanere nella mente per più di un biennio, ma sicuramente ha la forza di uscire dal gruppo e non essere additata come banale o stereotipata.
Infatti, in una storia dove Emma/Natalie Portman (forse più incisiva che in Black Swan) cerca in tutti i modi di scappare dall'amore, qui rappresentato dal toy boy Adam/Ashton Kutcher (New Year's Eve), soppiantando il sentimento all'evacuzione fisica, il lato amoroso sembra una comparsa.
Invece, distanziandosi dalla pellicola sopracitata di Will Gluck, dove il sentimento è una semplice lieto fine, qui i due mondi si intrecciano, si sfiorano trasportati dall'indecisione di un'ottima Portman, senza troppi orpelli, o mercificazioni, o scene clou, ma rimanendo in un interessante anonimato che distribuisce un senso compiuto a tutta la sceneggiatura.
E senza troppe spiegazioni, perchè d'altronde l'amore non si può razionalizzare, Reitman conclude questo gioco di parti classico (banale) e standardizzato (efficace) in una scena finale degna dell'amore stesso: imprevedibile, infinito e soggettivo.
Voto: 6.5/10
Andrea Bandolin
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