mercoledì 1 febbraio 2012

Bar Sport

Se c'è una scelta discutibile riguardo a questa trasposizione di Massimo Martelli del celeberrimo Bar Sport di Stefano Benni, è proprio la scelta stessa di avere la presunzione di adattare un opera così surreale e supportata proprio dal potere delle parole, banalizzandola con l'aiuto di grafica e digitalizzazione.
Partendo da questo presupposto non si può far altro che partire con alcuni preconcetti, ma per dovere di cronaca la visione, se si ha amato il linguaggio ironico dello scrittore bolognese, è d'obbligo.
I personaggi fantasiosi, ma legati ad una generale visione comune del paesano dedito alle chiacchiere da bar, sono ricalcati, caricaturati da attori bravi (alcuni meno) e legati a interpretazioni poco avvezze ad un lungometraggio, costretti in quei panni che al giorno d'oggi chiamiamo Zelig.
Bisio, Messini, Vito, Cornacchione e Impastato sono tutti scuola cabaret, improntati come sono nel loro gergo da pianobar. Catania, Battiston, Savino e Finocchiaro, sono un compensato di caratteristi di talento che a seguire questo stuolo di comici impenitenti, si ritrovano a saggiare l'universo della battuta, assecondando la satira dei loro coattori.
Bar Sport, con questa sequela di semplificazioni del genere, risulta essere non una trasposizione dell'amato Benni, ma un omaggio omonimo allo stesso scrittore, che per altro ripudia questa pellicola azzardata.
Azzardata sì, perchè il libro era concepito come un mondo a sé, fatto di piccole storie sospese in aria, senza uno sfondo, lanciato nell'etereo modo d'essere della periferia emiliana.
Il film, invece, palesa questa aleatoria visione del vissuto, anzi la rende concreta e quindi la stravolge, dando vita ad un compendio di umori e situazioni che si intrecciano tra loro.
Benni in un'intervista, alla presentazione del suo nuovo La traccia dell'angelo, ha risposto così alla domanda di un giornalista che gli chiedeva se avesse visto il film:

Preferisco non commentare, per non rigirare il dito nella piaga, più che altro.”

Non servono ulteriori commenti su di una pellicola già di partenza falsata da un soggetto stravagante nella forma e nella preparazione, indicizzato all'incipit che stravolge la poetica dell'autore.
Seguire il “liberamente tratto” non ha mai portato grandi giovamenti al cinema tout court, basti pensare a bizzarrie come Troy, che ha inspiegabilmente riposizionato ogni luogo e ogni situazione ripudiando completamente Omero.
Il film di Martelli rimane quindi un prodotto che segue l'onda, dove i produttori acquisiscono i diritti della tal opera letteraria, la riscrivono, nemmeno fossero abili parolai, e la propinano come abominio, lasciando estrerrefatti gli amanti dei vari autori.
Bisognerebbe prendere esempio dalla HBO che ha scritturato tra gli sceneggiatori dell'interessantissimo Game of Thrones, proprio l'autore della saga di carta George R. R. Martin. Il telefilm è stato osannato da critica e pubblico, forse qualche spiegazione esiste.

Voto: 5/10

Andrea Bandolin

Nessun commento:

Posta un commento