Il mondo
della settima arte è ormai invaso dai cinecomic, non serve certo ribadirlo. Eroi
fumettati e le loro storie, spin-off dedicati alla loro unione contro la
minaccia comune, spin-off dello spin-off in diverse forme televisive e
creazioni collaterali di ogni genere per aumentare un universo che sta
evolvendo l’albo a fumetti in un albo in serie ad immagini in movimento. Tra
questo turbinio di epoca moderna, ecco spuntare un prodotto (perché ormai di
tale bisogna parlare, non più di opera) differente dagli altri. Nato dalla
mente dell’onnipresente Kevine Feige e trascritto dal duo di sceneggiatori
Cristopher Markus e Stephen McFeely, ecco Agent
Carter, serie televisiva trasmessa da ABC stranamente pubblicizzata da una
sordina quasi irriverente verso una otto episodi che aumenta di molto la
caratura artistica dell’intrattenimento marveliano. Hayley Atwell è Peggy
Carter, l’agente Peggy Carter del SSR, meglio conosciuta come l’amore di
Capitan America ai tempi del post bellico. Mentre l’eroe a stelle e strisce viene
criogenizzato e atteso nel nuovo millennio, la Carter prova a garantire con la
sua silenziosa azione, il futuro a cui lo S.H.I.E.L.D. si potrà aggrappare per
creare gli Avengers. E lo fa grazie all’aiuto di un nugolo di agenti, di uno
sfuggente Howard Stark, padre di Ironman e soprattutto dell’inglese e composto Edwin
Jarvis, lo stesso Jarvis robotico aiutante di Tony Stark, ma ancora umano.
Carter è sola come detto, in un ’46 dove la donna è solo colei che porta il caffè
e che non sa gestire paura e pressione. Nessun problema, lei è l’amante di
Steve Rogers, non può essere da meno e da sola, in un’ambientazione rilassata
ed ovattata post seconda guerra mondiale, risolve i problemi legati alle
invenzioni di Howard Stark, ricercato per tradimento. La produzione aveva stilato
una scaletta che avrebbe portato una serie tv da 13 episodi e una seconda stagione,
terminando però a soli 8 e una mera possibilità di seguito. Le critiche sono
unanimi: Agent Carter è piacevole,
attorialmente perfetto e caratterizzato, ritmicamente adatto all’ambientazione.
L’unica imperfezione di questo prodotto è la poca convinzione della Marvel nel
promuoverlo non tenendo conto di quanto un’eroina femminile solitaria possa
attirare maggiori schiere di appassionati. Inoltre ignorare così tanto
potenziale, utile per gestire nel migliore dei modi il futuro, è quantomeno discutibile,
soprattutto per lasciare spazio ad un Agent
of Shield che porta avanti un abbastanza banale actioncomic (nella prima
stagione in realtà molto efficace, poi omologato) dissipato tra poteri
ultraterreni, delatori ossessivi e il personaggio di Coulson.

Nessun commento:
Posta un commento