mercoledì 11 marzo 2015

Agent Carter: il potere silenzioso delle donne ai tempi degli Avengers

Il mondo della settima arte è ormai invaso dai cinecomic, non serve certo ribadirlo. Eroi fumettati e le loro storie, spin-off dedicati alla loro unione contro la minaccia comune, spin-off dello spin-off in diverse forme televisive e creazioni collaterali di ogni genere per aumentare un universo che sta evolvendo l’albo a fumetti in un albo in serie ad immagini in movimento. Tra questo turbinio di epoca moderna, ecco spuntare un prodotto (perché ormai di tale bisogna parlare, non più di opera) differente dagli altri. Nato dalla mente dell’onnipresente Kevine Feige e trascritto dal duo di sceneggiatori Cristopher Markus e Stephen McFeely, ecco Agent Carter, serie televisiva trasmessa da ABC stranamente pubblicizzata da una sordina quasi irriverente verso una otto episodi che aumenta di molto la caratura artistica dell’intrattenimento marveliano. Hayley Atwell è Peggy Carter, l’agente Peggy Carter del SSR, meglio conosciuta come l’amore di Capitan America ai tempi del post bellico. Mentre l’eroe a stelle e strisce viene criogenizzato e atteso nel nuovo millennio, la Carter prova a garantire con la sua silenziosa azione, il futuro a cui lo S.H.I.E.L.D. si potrà aggrappare per creare gli Avengers. E lo fa grazie all’aiuto di un nugolo di agenti, di uno sfuggente Howard Stark, padre di Ironman e soprattutto dell’inglese e composto Edwin Jarvis, lo stesso Jarvis robotico aiutante di Tony Stark, ma ancora umano. Carter è sola come detto, in un ’46 dove la donna è solo colei che porta il caffè e che non sa gestire paura e pressione. Nessun problema, lei è l’amante di Steve Rogers, non può essere da meno e da sola, in un’ambientazione rilassata ed ovattata post seconda guerra mondiale, risolve i problemi legati alle invenzioni di Howard Stark, ricercato per tradimento. La produzione aveva stilato una scaletta che avrebbe portato una serie tv da 13 episodi e una seconda stagione, terminando però a soli 8 e una mera possibilità di seguito. Le critiche sono unanimi: Agent Carter è piacevole, attorialmente perfetto e caratterizzato, ritmicamente adatto all’ambientazione. L’unica imperfezione di questo prodotto è la poca convinzione della Marvel nel promuoverlo non tenendo conto di quanto un’eroina femminile solitaria possa attirare maggiori schiere di appassionati. Inoltre ignorare così tanto potenziale, utile per gestire nel migliore dei modi il futuro, è quantomeno discutibile, soprattutto per lasciare spazio ad un Agent of Shield che porta avanti un abbastanza banale actioncomic (nella prima stagione in realtà molto efficace, poi omologato) dissipato tra poteri ultraterreni, delatori ossessivi e il personaggio di Coulson. 

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