mercoledì 11 marzo 2015

Kingsman - Miscellaneous Service

Partiamo dalla fine. Oltre le luci spente, oltre i commenti post titoli di coda, oltre il tragitto fino alle rispettive case e proprio al termine della lettura curiosa di alcune recensione tra web e quotidiani. Proprio lì, alla voce Kingsman – Secret Service, trovate alcune informazioni non captate durante la proiezione, ma questo accade sostanzialmente ad ogni visione. Leggendo anche io svariate critiche su questa pellicola diretta da Matthew Vaughn, ho notato però che la curiosità nella fruizione non sia stata soddisfatta, in quanto molteplici visioni si sono affastellate per delucidare il voto finale dato. Si è parlato di citazioni pulp-tarantiniane, di ovvie intromissioni fumettistiche da cui l’opera trae e nel 90% dei casi, di semplice prodotto di intrattenimento, facile da svelare. In realtà, o meglio, nella mia personale visione, gli agenti segreti della tavola rotonda usano citazioni, spy action puro, dialoghi classici tra delatori, ma se si osserva in profondità, questo film non è il solito film d’azione. Ha un’anima dettata principalmente dallo stile di Vaughn che da Kick ass gioca con lo stereotipo, cambiandone forma ed aggiungendo quella vivace forma di cinismo che tanto alberga nel cinema moderno. Kingsman – Secret Service è un film sulle spie, su un gruppo di agenti super segreti, eleganti, acculturati e armi letali. Artù ne è il capo, Galahad l’uomo che vuole vivere di espiazione, Eggsy il giovanotto tutto strada e bullismo che scopre di voler prendere il posto di Lancillotto, un tempo ruolo del padre, mentre il cattivone miliardario di turno è Valentine, un cinico e spietato distruttore di mondo, dal singolare abbigliamento hip hop. La trama è semplice e divisa in due tranche. Un addestramento di Lancillotto, una spia all’interno delle spie, un uomo che vuole purificare il mondo da se stesso e un gruppo eterogeneo di eroi che vuole fermare l’apocalisse. Se vogliamo scovare intromissioni del B-movie tarantiniano, dobbiamo soffermarci solamente sulle protesi della violenta Gazelle, dalle acrobatiche movenze e soprattutto dalle caratteristiche lame, sostituzione dei propri limiti inferiori, che ricordano vagamente il fucile innestato a Rose McGowan in Planet Terror. Tolto questo, è puro stile vaughniano, con fusioni classiche e moderne, passando dal found footage al montaggio sveglio e ritmato. Kingsman è sì un prodotto di intrattenimento, ma lontano dall’essere un mero film dall’oblio facile. Finendo con l’inizio infatti, durante la proiezione, non si può fare a meno di ripensare, profondamente divertiti, alla lunga battle royale di Colin Firth in chiesa o alla detonazione seriale e colorata dei microchip. Peccato per quell’ostentato citazionismo del protagonista verso il proprio mentore e tutore, ma è una pecca perdonabile, soprattutto se alla fine, prima dei titoli di coda, la chiusura del contiuum ci strappa un sorriso malizioso.

VOTO: 7/10

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