martedì 21 aprile 2015

I mille volti dell'Impavidodiavolo

In principio era Ben Affleck, era la sua immutabile presenza attoriale prestata al diavolo coraggioso e visibilmente più nera nel prossimo Batman. Ora l’eroe cieco Daredevil risorge dalle proprie ceneri (grazie a Charlie Cox), in verità generate da un fuoco appiccato dai suoi stessi inorriditi fan, per rivestire, o più precisamente, cominciare a vestire i panni di uno dei prodotti Marvel con maggior seguito. Senza troppi preamboli o giri di parole, la casa di produzione fumettata, alza di molto l’asticella artistica, non solo per le sue potenzialità, ma anche per le potenzialità di qualsivoglia eroe costumato. Partendo dalla trama, Daredevil presenta la storia di Matt Murdock, avvocato cieco con una doppia vita (come si conviene allo statuto). Conosce la Legge, sa i suoi limiti e per questo interviene per vie traverse, prendendo letteralmente a calci e pugni ogni malvivente, politico corrotto, spacciatore o più liminarmente parlando, qualsiasi “malvagio” che gli si ponga davanti. Foggy Nelson è il suo amico d’infanzia, il suo bastone, quando Matt non vede la ragione, il suo socio nello studio che porta il loro nome, un amico apparentemente impacciato. A completare il quadro, Karen Page, ex segretaria della United Allied, scampata più volte alla morte grazie all’eroe mascherato (sapeva troppo), approdata nello studio scalcinato dei due avvocati provetti. I tre paladini si intrecciano nei loro percorsi di ricerca della giustizia, Matt nascondendo a loro la sua vera identità, Foggy rimanendo saldo alla sua visione pura e cruda della Legge e Karen indagando per suo conto assieme al famoso giornalista del Bulletin Ben Urich. Il loro obbiettivo è, si scopre, comune: inchiodare il Kingpin. No, non il Kingpin, ma Wilson Fisk, il suo vero nome, perché qui non si sta raccontando la storia di Daredevil contro il Kingpin, come nel fallimentare film, ma la crescita mentale, fisica e morale di Matt Murdock e Wilson Fisk, portati dagli eventi ad evolversi dal loro status di semplici aspiranti, a veri e proprio maestri del loro campo. Murdock vuole diventare il guardiano della giustizia, l’eroe che tutti temono e che non si può sconfiggere. Fisk il temuto Boss onnipotente e onnipresente che controlla ogni cosa. Ma per il momento vedremo solo un vigilante con un costume casereccio che vaga nella notte (tendente al ninja), che ascolta il vento grazie ai suoi sensi sviluppati e colpisce dove deve, prendendole anche di santa ragione e finendo spesso e volentieri a rischiare la vita (e salvato talvolta dall’infermiera Claire). Perché Mutt Murdock non è Daredevil, non ancora, è solo un uomo fuori dal comune, con un passato temprante e un senso morale spiccato che deve ancora crescere, che sa che può farcela, ma sbaglia, che non sa cosa fare delle persone a cui tiene, se utilizzare la loro forza per aumentare la propria o tenerli al sicuro dall’iroso Fisk. Ed è proprio Fisk la sua nemesi, un potente uomo d’affari, preda però dei suoi stessi istinti e del suo passato (come Murdock), capace di amare (Vanessa, curatrice di una galleria), ma soprattutto di evolvere i propri sentimenti contrastanti che finiranno (proprio come il vigilante) per ritorcersi contro. Lo stesso Vince D’Onofrio (interpretazione tutta da gustare, piena di sfaccettature tra debolezza e forza) ha descritto a pieno la figura del futuro Kingpin “Fisk è allo stesso tempo un bambino e un mostro. Ogni mossa che fa nella nostra storia viene da un profondo senso della morale". Daredevil è quindi una storia sulle diverse forme di morale che un mondo odierno può presentare, sia dal mero lato dei buoni, ma anche e soprattutto da quello dei cattivi (l’onore della triade orientale, la lealtà del fidato James Wesley, aiutante di Fisk), partendo dalla classica morale forense, impersonata dal dualismo della piccola Nelson&Murdock e del colosso Landman&Zack, passando per quella del giornalista d’inchiesta, poi dall’eroe, dalla polizia e da tutti gli abitanti che popolano le strade di una città. Daredevil non è un prodotto di intrattenimento, non è Agent Carter, non è The Avengers, ma un prodotto artistico fatto e finito, ben più vicino al primo Batman (in quanto ad aspirazioni). Non si limita a mostrare la potenza del protagonista contro il male, il suo primo fallimento e la sua rinascita provvidenziale, ma crea un universo costellato di ostacoli, siano essi fisici o mentali, che portano alla crescita non solo del vigilante, ma anche di coloro che lo sostengono inconsapevolmente e di coloro che andrà a combattere. Emblematico in questo senso è la figura di Vladimir, malvivente russo molto legato al fratello, in affari con Fisk, forte e impulsivo, ma allo stesso tempo onorevole e concentrato sul suo obbiettivo, anche se obbiettivo moralmente discutibile. Una serie di personaggi tridimensionali al limite della perfezione, su tutti proprio Fisk, ma anche delle prove attoriali degne di nota, compreso lo stesso Murdock che forse, ahinoi, perde profondità e forza proprio quando veste i panni di Daredevil. Si dovrebbe rispettare la caratura di ogni singolo episodio, analizzarli uno ad uno, anche perché potrebbero essere senza problemi dei lungometraggi efficacissimi sia dal punto di vista artistico che di botteghino, ma questo genera spoiler e quindi limitarsi al sunto generale di un’opera concreta, efficace, violenta, matura, pulp e costruttiva, è quanto bisogna fare. Il motivo che però rende grande questa serie targata Netflix, è l’assenza della CGI, tutto è frutto di pianificazione registica, di intensa attività fisica degli attori e di carrellate lunghe e movimentate che appassionano come mai prima in prodotti di questo genere.  Daredevil è senza ombra di dubbio il miglior prodotto creato dalla Marvel, anche se inizialmente doveva essere solo un pretesto per presentare i Difensori (Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist). Ma questo è solo passato. Per il futuro invece, visto l’alto indice di gradimento, si prospetta una seconda stagione e gli addetti ai lavori stanno già pianificando il tutto.

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