Ormai si sta parlando talmente tanto di quanto in patria e nel mondo stia facendo questo blockbuster che in Italia siamo già stufi e gli addetti ai lavori, in attesa dell'uscita nelle nostre sale il 1° maggio, auspicano un violento ribasso rispetto agli incassi americani.
Hunger Games è un prodotto di intrattenimento puro, organizzato a dovere, con abilità e con voglia di stravolgere qualche concezione trita e ritrita del filmone da botteghino.
In un mondo futuro, per far piacere al pubblico televisivo, un'organizzazione seleziona in ognuno dei 12 distretti in cui è divisa l'America, due giovani combattenti, un maschio e una femmina che verranno portati in diretta tv a massacrarsi l'un l'altro per aver salva la vita e far ritorno a casa.
Katniss Everdeen è la protagonista, quella Jennifer Lawrence che sta scalando molto velocemente i gradimenti del pubblico statunitense da quel Winter's Bone che l'ha consacrata come brava attrice.
Assieme al suo amico riuscirà a stravolgere il sistema televisivo, molto vicino alle dinamiche del Grande Fratello, grazie alla sua tenacia e al suo senso di comunità.
Gary Ross, regista interessante per le sue scelte stilistiche (vedi Pleasentville e Seabiscuit), confeziona un film di buona fattura, mai noioso e mai fastidioso, nonostante la scelta molto discutibile di usare movimenti di macchina vicini e rapidi (simili all'epilettico modo di Michael Bay) che fanno perdere al fruitore in sala il senso dell'azione.
Fin dai costumi si nota un distaccamento tra i distretti e il ceto alto, i primi slandrati e con abiti sdruciti, i secondi sempre perfetti e lustrati come omini della Playmobil, con capelli sgargianti e false risate a piene dentature.
Già è in cantiere il secondo capitolo della saga (Catching Fire, sempre diretto da Gary Ross e in uscita nel 2014) visto che il pubblico pagante ormai è orfano di Harry Potter e sarà ancora più spaesato dopo la dipartita (ne siamo felici) di Twilight.
In un mondo alla Orwell, mischiato in un controllo spasmodico e divino simile a The Truman Show, questo film aggiunge una componente ancora più moralista, portando dei ragazzini a infastidire il fruitore grazie alla loro innata fragilità.
Un film per i minori, un film per gli adulti, un film per tutti, che legittima il suo successo nel mondo, ma che ha molta strada da fare se vorrà soppiantare agli occhi del collettivo il maghetto occhialuto o i vampiri emo.
Voto: 6.5/10
Andrea Bandolin

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